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Filippo Nigro e Giacomo Ferrara di "Suburra" a 105 Mi Casa: le foto

Ospiti di Max Brigante, i due attori ci hanno raccontato alcuni dettagli della nuova serie tv appena uscita in 190 paesi.

I protagonisti di "Suburra - La Serie", Filippo Nigro e Giacomo Ferrara sono passati a 105 Mi Casa. Prequel dell'omonimo film del 2015 diretto da Stefano Sollima, a suo volta ispirato al romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, si tratta della prima serie televisiva italiana prodotta dalla piattaforma Netflix, uscita venerdì 6 ottobre in ben 190 paesi.

I dieci episodi diretti da Michele Placido, Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi seguono le vicende di alcuni personaggi (politici, criminali e persone comuni) coinvolti negli affari malavitosi della città di Roma, in vicende che ricordano molto quelle legate a "Mafia Capitale" (il romanzo è uscito nel 2013, in anticipo rispetto all'esplosione del caso). Nel cast ci sono anche Alessandro Borghi, Eduardo Valdarnini, Claudia Gerini, Francesco Acquaroli e Adamo Dionisi. 

I due ospiti, chiacchierando con Max Brigante, hanno spiegato quali sono gli elementi che tanto piacciono della serie: "La cosa interessante - dice Giacomo Ferrara - è che sì si va a raccontare un genere crime che prende molto la gente. Questa cosa, però, rimane molto sullo sfondo perché si vanno a scoprire i personaggi, a capire perché loro compiono queste azioni. Io mi sono spesso domandato perché è così cattivo Spadino (il suo personaggio. È sofferenza, è mancanza di qualcosa. C'è Mafia Capitale, ma ci sono essere umani e persone che a volte fanno scelte, a volte sbagliatissime e da non emulare".

"C'è una ricerca di potere a tutti i livelli - aggiunge Filippo Nigro -. Chi ce l'ha, chi non ce l'ha più, chi vorrebbe averlo come Amedeo Cinaglia (il suo personaggio), che non è apprezzato dal partito e viene valorizzato da un criminale come Samurai. La bellezza della serie è entrare nei personaggi e nelle loro vite". 

Giacomo Ferrara, attore emergente, classe '90, ha parlato anche del suo personaggio preferito: "L'ho detto in qualunque intervista. È assolutamente Amedeo Cinaglia perché, nell'arco dei dieci episodi, ha un'evoluzione clamorosa. Poi Filippo ha fatto un lavoro veramente spaziale per riportare questa cosa. È un personaggio difficilissimo, il più difficile assieme a Lele, il personaggio di Eduardo Valdarnini". 

Sui social network fioccano i commenti entusiasti per la serie tv. Anche per strada però, dove, quasi inevitabilmente, gli attori vengono chiamati con i nomi dei loro personaggi, arrivano tanti feedback. "La cosa divertente è legata alla fruizione - racconta Nigro - una cosa normalmente va in onda e finisce quella sera; questa, invece, è una cosa sempre viva, c'è sempre qualcuno che si sta guardando una puntata sul tablet. Sono andato a scuola a prendere i miei figli e un padre mi ha visto e mi ha detto: 'Ho appena finito di guardare la terza puntata!'". 

Come successo con Napoli in "Gomorra", anche in "Suburra" la città in cui si svolgono i fatti, Roma, aumenta il fascino della serie tv: "È inevitabile. Sia per gli sfondi, sia per le argomentazioni. È la contraddizione che vive nella città a essere affascinante", confermano Nigro e Ferrara.

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