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Francesca Michielin a 105 Mi Casa, le foto

La cantautrice vicentina è stata ospite di Max Brigante: a lui ha raccontato la curiosa storia dietro a "2640", il suo nuovo album.

Si chiama "2640" l'ultima fatica in studio di Francesca Michielin, la terza della sua carriera dopo "Riflessi di me" e "di20", album che la giovane cantautrice vicentina è passata a presentare a 105 Mi Casa. Anticipato negli ultimi mesi dai singoli "Vulcano" e "Io non abito al mare" (brano già Disco d'oro), "2640" sta riscuotendo un grande successo. Durante la chiacchierata con Max Brigante, Francesca ha spiegato la curiosa genesi di questo progetto, nato dal desiderio di scappare per buttarsi in un'esperienza nuova. 

A cominciare dal titolo del disco: "È semplicemente l'altitudine della città di Bogotà, in Colombia. Io volevo scappare lì un anno fa (gennaio 2017), volevo cambiare vita per un po'. Lì c'è un progetto molto particolare che riguarda soprattutto le persone che attendono il visto per gli Stati Uniti: si rimane assieme a queste persone per molto tempo, ci si conosce, ci si incontra, si insegna anche inglese". 

Poi, però, la musica l'ha trattenuta a casa: "Sono rimasta qui anche grazie alla complicità di Calcutta. Ci siamo messi a scrivere 'Io non abito al mare', avevo già scritto 'Vulcano' e 'Bolivia' ed eravamo presi bene da questa cosa. Alla fine ho continuato a scrivere, ma in me è rimasta questa tensione verso l'America Latina. Ci andrò sicuramente a Bogotà. Alla fine quando ho chiuso il disco, l'ho chiamato così perché mi ricorda da dove sono partita". 

Per "2640" sono stati spesi tanti aggettivi. Francesca però lo descrive come " un disco supersentito e supervissuto. È abbastanza vulcanico perché in un anno qualcosa l'ho scritto e prodotto. È stata quasi un'esigenza".

La cantautrice di Bassano ha collaborato con una serie di personaggi che insieme rappresentano un bel tessuto della nuova musica italiana: "Sono stata molto fortunata perché ho incontrato delle persone che in realtà erano tutte unite tra di loro,era veramente una famiglia. Il mio partner in crime in questo disco è stato Edoardo Calcutta, che a sua volta lavorava con Dario Faini. Dario è incredibile. Mentre facevo le cose con Dario è passato Tommaso Paradiso per lo studio e ha scritto un pezzo per me che ho messo in questo disco. Poi, Edoardo è molto amico di Cosmo e me lo ha fatto conoscere. Assieme a lui ho fatto un altro pezzo, 'Tapioca'. È stata veramente una family". 

I commenti positivi al nuovo album non arrivano solo dalla stampa, cui in realtà bada poco, ma anche dai fan che incontra agli instore: "La cosa molto, molto bella è che il pubblico si sta chiaramente allargando, ma soprattutto sono venute tantissime persone della mia età, tra i 20 e i 30 anni, che magari fanno anche l'università. Io ho fatto un disco su quello che ho vissuto io, della mia esperienza di vita. Quindi è bellissimo incontrare di persona questi ragazzi e sentire quali canzoni hanno amato e che cos'è per loro questo disco. Quando succedono queste cose sono veramente felice di fare questo lavoro, mi viene da dire 'wow, mi arriva qualcosa'". 

Francesca ha legato il suo album ad un progetto lodevole: grazie ad una collaborazione con Treedom, ogni 200mila stream viene piantato un albero in Kenya. "La foresta si chiama 'Foresta 2640'. Abbiamo già piantato più di 50 alberi. È una cosa bella perché si sensibilizza molto sulla tematica ambientale e soprattutto si fa respirare il pianeta con della musica. Spero di conoscere presto il contadino che controlla gli stream!". 

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