Mickey Rourke: mio fratello un senzatetto a Miami Beach

Mickey Rourke: mio fratello un senzatetto a Miami Beach
Una storia incredibile. Genio e sregolatezza, si sa, accomunano da sempre una grossa fetta di quegli artisti che, ciascuno nella propria espressione, hanno lasciato il segno. Molti di loro, forse i migliori, hanno bruciato la propria tormentata esistenza regalando il meglio di sé proprio quando erano in bilico tra la vita e la morte. Musicisti, poeti, pittori, e naturalmente attori, come il leggendario Mickey Rourke, che nonostante le numerose prove del proprio talento non è mai riuscito a portare a casa l’agognato Oscar. “Ho fatto incazzare così tanta gente a Hollywood”, aveva dichiarato lo scorso anno la star di Angel Heart, “chi diavolo mi darebbe un Oscar?”. Ma nella Dna dell’ex fuoriclasse della boxe arrivato al cinema con la “c” maiuscola grazie alla lungimiranza di un giovanissimo Steven Spielberg, la sregolatezza non è soltanto una compensazione del genio. C’è una propensione all’alcol e alle droghe che se al fortunato amante di Kim Basinger in “Nove settimane e mezzo” ha scombussolato relazioni e professione, al suo fratellastro Michael Scott Addis, nato dalla seconda relazione della madre, ha letteralmente cambiato il destino.

Tutto cominciò a Miami, quando Mickey, ancora un bambino, si trasferì a North Miami Beach con la madre e il suo patrigno, uomo dal quale la donna ebbe Michael e un’altra figlia. Poi vennero la boxe e il cinema, ma fu solo dopo il naufragio di un film al fianco di Gene Hackman nel quale Rourke coinvolse anche il fratellastro che le strade dei due si separarono. Uno divenne una star di Hollywood mentre l’altro scivolò in un vortice fatto di droga, piccoli reati e continui soggiorni in prigione. Ebbene oggi non è difficile incontrare Michael Scott Addis all’angolo tra la Seconda Avenue e la 82esima Strada, a North Miami Beach: lì il fratello di Mickey Rourke, un senzatetto, vive le sue giornate di libertà, facendo l’artista di strada e, segno dei tempi, fumando crack. A chi gli rivolge la parola lui risponde “Non sono dipendente dal crack. Per me è come una medicina. Quando non mi sento troppo bene, ne fumo un po’, e mi sento alla grande..”. Sembra che di recente il suo celebre fratello ha cercato invano di aiutarlo, promettendogli dei soldi, ma la cosa non andò in porto perché, dice Michael, “il suo autista gli disse ‘Non dargli denaro, è un drogato!”.

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