Troppo lusso per Conchita: citata in giudizio la cagnetta ereditiera

Troppo lusso per Conchita: citata in giudizio la cagnetta ereditiera
Guai per Conchita, “la cagnetta più viziata del mondo”. A trascinare dinnanzi alla “Probate court”, il tribunale civile d’Oltreoceano competente in materia ereditaria, la minuscola bestiola, è Brett Carr, unico figlio della compianta Gail Posner, ereditiera tanto eccentrica quando popolare in quel di Miami passata a miglior vita nel mese di marzo dopo una lunga battaglia contro il cancro. La donna, scomparsa all’età di 67 anni, era la figlia del potente magnate Victor Posner, per intenderci, l’inventore della tecnica di speculazione finanziaria LBO (Leverage Buy-Out). Proprio come lui, che alla sua morte le riservò soltanto una piccola parte del proprio patrimonio favorendo viceversa la giovane socia e amante, Gail ha voluto premiare i suoi piccoli amici a quattro zampe garantendo loro una vita ben più agiata di quella che potrà permettersi il suo unico erede “umano”.

Il chihuahua da 37,3 milioni di dollari, questo vale la simpatica Conchita: 3 milioni di fondo fiduciario, più 26 milioni di copertura a tempo indeterminato delle spese di “gestione”, tra vitto, alloggio, extra e trattamenti vari, più 8.3 milioni corrispondenti al valore della villa della defunta padrona, la cui proprietà è stata formalmente trasferita alla cagnetta. D’altra parte, lo standard di vita di Conchita è sempre stato quello di una autentica milionaria. Ci sono gli abitini fatti su misura, gli accessori e i gioielli tempestati di diamanti, le manicure e pedicure bi-settimanali, le sofisticate tolettature, i trasferimenti in auto di lusso, e naturalmente la villa, grande e lussuosa quanto basta a richiedere un nugolo di persone a tutto servizio. Ed è proprio qui il nodo della questione..

Ne ha parlato anche il Wall Street Journal, vale a dire il quotidiano economico più autorevole e più diffuso al mondo. D’altra parte, sull’insolito lascito incombe l’ombra di un grave raggiro. A dirlo è il giovane Brett, figlio della Posner, secondo il quale furono domestici e guardie del corpo della madre ad approfittare della sua malattia imbottendola di farmaci e inducendola, nel 2008, a cambiare le disposizioni testamentarie. Il ragazzo afferma che con il pretesto dei 3 milioni di fondo fiduciario a favore del chihuahua, la donna destinò 26 milioni tondi tondi al mantenimento della casa e di tutti i dipendenti assunti quando ancora era in vita. In altre parole, un’associazione per delinquere capeggiata da un’ignara cagnetta.

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