Sei gay? Povia e Sanremo ti guariranno. Ma all’Arcigay fanno ohh!

Il cantante Povia
Nemmeno il Divino Otelma avrebbe osato tanto. Guarire dall’omosessualità finalmente è possibile, e tutti i gay d’Italia che anelano una “vita normale” non devono far altro che seguire il prossimo Festival della Canzone italiana di Sanremo per carpire il segreto di Luca era gay, la canzone che - complice il direttore artistico e conduttore di questa edizione Paolo Bonolis - ci restituirà Povia sul palcoscenico dell’Ariston. Già, perché tra popstar tricolore più o meno collaudate (Marco Carta, Afterhours), illustri dinosauri della melodia nostrana (Al Bano, la Zanicchi, Pupo), e giovani “figli di” (Irene Fornaciari, cuore di papà Zucchero, e Chiara Canzian, erede di Red dei Pooh), nel supercast della kermesse canora di Rai 1 figura anche il sommo Povia, ieri cantore della purezza degli infanti (“I bambini fanno oh”) e dell’amore – purché etero - per sempre (“Vorrei avere il becco”), e oggi paladino di una redenzione sessuale che per l’Arcigay, così come per molti italiani, ha il sapore amaro del pistolotto “clerical-correct”.
Ma chi è Luca, l’ex gay protagonista della canzone dello scandalo? Per qualcuno è Luca Tolve, l’uomo che ha rivelato di esser guarito dalla propria omosessualità grazie all’iter “riparativo”, contestato dalla comunità scientifica globale, di Joseph Nicolosi, cattolico integralista d’Oltreoceano nonché presidente della NARTH, l’Associazione Nazionale per la Ricerca e la Terapia dell’Omosessualità. Il portavoce di Povia nega che il brano si riferisca a Tolve, e promette per le prossime ore una dichiarazione del cantautore che farà luce su questa vicenda. E forse, bontà sua, sulle esternazioni fatte qualche tempo fa a Panorama, dove dichiarò che “Gay non si nasce. Lo si diventa in base a chi frequenti”. Di più. “Anche io ho avuto una fase gay”, precisò Povia, “E’ durata sette mesi, poi l’ho superata. E ho anche convertito due miei amici che credevano di essere gay e invece adesso sono sposati”.
Insomma, dopo l’ormai dimenticato melodramma di Federico Salvatore e il recente siparietto gay-friendly della Tatangelo, il tema dell’omosessualità torna sul palco dell’Ariston e, prodigio del piccolo schermo, sulla rete ammiraglia della stessa azienda, la Rai, che l’8 dicembre ha mandato in onda – ma in seconda serata e previa sforbiciata delle poche pudiche scene d’amore – Brokeback Mountain, la pellicola diretta da Ang Lee che pochi anni fa rastrellò il Leone d’Oro di Venezia, quattro Golden Globe e tre Oscar. Ironia della sorte, proprio mentre le proteste contro l’ammissione in gara di Luca era gay rimbalzano nei popolatissimi social network del web e l’Arcigay minaccia di “bloccare il Festival” se la Rai non chiarirà “la propria posizione riguardo il brano del cantante Povia” definito “uno spottone clerical reazionario contro la dignità delle persone omosessuali”, Oltremanica, il leggendario chitarrista dei Queen svela che il compianto Freddie Mercury non era affatto omosessuale, anzi. “Durante le nottate trascorse insieme nei primi tour”, ha detto Brian May, “Freddie aveva solo fidanzate, mai visto un uomo”. Meglio così, vien da dire, perché i Queen, sebbene orfani del genio Mercury, potrebbero essere tra i superospiti del nuovo Sanremo di Bonolis.

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