Asta record per i cimeli di Michael Jackson. Ma le indagini continuano: fu omicidio.

Il re del pop con il mitico guanto venduto a 420mila dollari
Manhattan, New York – Record dell’affollatissima asta dei cimeli del re del pop allestita in una sala dell’Hard Rock Café della Grande Mela dalla casa Julien’s Auction. Il mitico guanto bianco indossato da Michael Jackson il 25 marzo del 1983 quando - in occasione dello speciale televisivo Motown 25 al Pasadena Civic Auditorium - presentò al pubblico americano il singolo Billie Jean cimentandosi per la prima volta nel leggendario “moonwalk”, è stato battuto a 350mila dollari (430mila, se si conta anche la commissione incassata alla casa d’aste), una generosa offerta giunta da un compratore che ha preferito mantenere l’anonimato.

Incassi devoluti all’associazione “MusicCares”. A nemmeno un mese dalla vendita a 812.500 dollari - un record anche questo dicono gli esperti d’arte - del ritratto della star realizzato nel 1984 dal pioniere della pop art Andy Warhol, Julien’s Auction è riuscita a piazzare numerosi “memorabilia” del cantante incassando una montagna di soldi. Soldi che, in parte, sono stati devoluti a “MusicCares”, associazione fondata dalla prestigiosa National Academy of Recording Arts and Sciences (L’ente che ogni anno sceglie candidati e vincitori dei Grammy Awards, gli Oscar della Musica) per aiutare i musicisti in difficoltà. Tra i cimeli più preziosi figurano una giacca di scena del “Bad World Tour” del 1988 battuta a 225mila dollari e un abito indossato da Michael Jackson in uno show all’Apollo Theatre di New York, abito assegnato per 170mila bigliettoni.

Le indagini sulla morte di Jackson continuano: fu omicidio. Se fino alla scorsa settimana per il medico che iniettò a Michael Jackson una dose letale di un potente anestetico, il Propofol, si prospettava l’ipotesi di omicidio preterintenzionale, e ciò perché non è dimostrata che al momento del fatto ricorresse la volontà di uccidere, ma solo di addormentare il proprio assistito, alla luce delle nuove prove raccolte dagli investigatori la situazione del “dottor Morte”, così chiamano il dottor Conrad Murray i fan del re del pop, potrebbe aggravarsi parecchio. Sembra infatti che il farmaco, la prescrizione del quale come del resto l’uso domestico sono vietati dalla legge, sia stato acquistato in un altro Stato, in Nevada, il 12 maggio 2009. Inoltre, sembra che vi siano prove evidenti del fatto che la sera del decesso del re del pop, il 25 giugno, tra il momento in cui Murray accertò che Jackson non respirava più e la richiesta di soccorso ai paramedici, chiamati alle 12.22, sia trascorsa un’intera ora. In altre parole, quando arrivò l’ambulanza Jackson non respirava ormai da più di un’ora e, altro elemento importantissimo oggetto delle indagini, Murray si era già dileguato.

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