Scomparsa Whitney Houston, l'infelice "gazzella del soul"

Whitney Houston, 1963 - 2012
Addio Whitney. Il corpo senza vita di Whitney Houston è stato rinvenuto domenica 12 febbraio alle 15.43 (ora locale) nella stanza di un albergo di Beverly Hills, a Los Angeles, dove la cantante si preparava a prendere parte alla notte dei Grammy Awards. Le cause del decesso sono ancora ignote, ma a dare l'allarme, secondo la CNN, è stato l'attuale compagno, il cantante Ray J, fratello della star r&b Brandy. Immediate le reazioni di fan e amici della star, la maggior parte dei quali ha scelto i social network in rete per condividere il proprio sgomento. "Ho il cuore spezzato", ha scritto Mariah Carey, "e sono in lacrime per la morte scioccante del mio amica, l'incomparabile Whitney Houston". Nelle ultime ore si è diffusa la notizia secondo la quale Nippy, così amavano chiamarla in famiglia, sarebbe stata trovata dalla propria parrucchiera personale già priva di vita, con la faccia immersa nell’acqua della vasca da bagno.

Una fine annunciata. Ci lascia così, a soli 48 anni, la più grande diva pop-soul di tutti i tempi, la ragazza di buona famiglia che con la sua voce inconfondibile e una bellezza irresistibile aveva conquistato anche le "platee bianche" anni Ottanta sulle note di hit come Saving All My Love To You, I Will I Know e "I Wanna Dance With Somebody". Un'ascesa rapida e perfetta scivolata improvvisamente, nella seconda metà degli anni Novanta, nel baratro. Colpa, come ancora in molti sostengono, del turbolento Bobby Brown, ex gloria r&b come frontman dei New Edition e come solista, nonché ex marito di Whitney e papà dell’unica figlia della cantante, Bobbi Christina. E' infatti Brown, rivelatosi già dai primi anni di matrimonio un uomo infedele e violento, a iniziare la Houston all’alcol e alle droghe. Droghe pensanti, come la cocaina e il crack, che unite all'abuso di tranquillanti, psicofarmaci e bevande alcoliche hanno progressivamente allontanato la star di I Will Always Love You dai palcoscenici e da se stessa fino a farla sprofondare in una grave depressione scandita da ripetuti ricoveri in centri specializzati nella disintossicazione. I fan, tuttavia, non l'hanno mai dimenticata. Ed è grazie a loro e al sostegno dell'uomo che l'aveva lanciata, il discografico Clive Davis, che Nippy ritrova la strada del successo. Per un po', fino a imboccare, come tanti suoi illustri colleghi in questi anni, una strada senza ritorno.

Nata con la musica nel sangue. Figlia di una cantante gospel, nipote di Dionne Warwick e figlioccia di Aretha Franklin, Whitney aveva incantato il mondo con album bestseller mai dimenticati, specialmente i primi tre, vale a dire "Whitney Houston" (1985, 13 volte disco di platino), e i successivi "Whitney" (1987, 9 volte disco di platino) e "I'm your baby tonight" (1990, 3 volte disco di platino). Oltre a possedere una voce potente e intensa, la Houston era una donna affascinante e desiderata da tutti, capace di sfoggiare il proprio talento anche sul grande schermo, come nel film culto "The Bodyguard" (1992), con Kevin Costner. La title-track della colonna sonora del film, "I will always love you", originariamente un brano country portato al successo da Dolly Parton, è diventato un simbolo del firmamento pop anni Novanta. "Aveva una voce bellissima", ha scritto Barbra Streisand sulla propria fan page on-line, "Peccato che questo dono non le abbia dato anche la felicità".

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