Il mio nome è Frank Ocean

Soulman di rango cresciuto tra New Orleans e Los Angeles, autore e cantante rispettato dai più grandi nomi del firmamento "black", ha dato una scossa alla cultura hiphop con la sua musica e una confessione: "Sono gay".

Il 24enne originario di New Orleans ha recentemente pubblicato l'album "Channel Orange"

Soulman di rango cresciuto tra New Orleans e Los Angeles, autore e cantante rispettato dai più grandi nomi del firmamento "black", ha dato una scossa alla cultura hiphop con la sua musica e una confessione: "Sono gay".

Il suo vero nome è Christopher Breaux, per gli amici Lonny, ma lui preferisce farsi chiamare Frank Ocean, nome d’arte rubato al celeberrimo ladro professionista - Daniel Ocean - interpretato dal bel George Clooney nella trilogia cinematografica diretta da Steven Soderbergh. Originario di Long Beach, California, il ragazzo è cresciuto a New Orleans, in Lousiana, dove si è nutrito di jazz, blues e soul fino al giorno in cui l’uragano Katrina ha spazzato via il suo sogno di vivere di musica. Per questo Frank è tornato a Los Angeles, dove, nel 2005, all’età di 17 anni, ha dato il via alla sua rapida ascesa all’olimpo della musica nera, come autore di superstar del calibro di Brandy, John Legend, Justin Bieber, Beyoncé, Jay-Z e KanYe West, e come membro del collettivo OFWGKTA, noto anche come Odd Future. Nel 2010, incassati numerosi attestati di stima del gotha del firmamento soul/r&b, sono arrivati i primi veri successi in classifica con il mixatape “Nostalgia, Ultra” e con i singoli “Novacane” e “Swim Good”, anticipazioni di un’inevitabile e imminente debutto solistico. Ma dietro l’angolo, come si dice Oltreoceano, c’era qualcosa di più del solito esordio arrivato dopo una lunga gavetta consumata dietro le quinte. C’era un artista con la “a” maiuscola che di lì a poco avrebbe dato uno scossone senza precedenti alla cultura hiphop e ai suoi cliché più riprovevoli e vetusti. A cominciare dalla proverbiale omofobia del rap-game, da sempre intollerante e oltraggioso nei confronti delle minoranze gay-lesbo, e più in generale della scena cosiddetta “black”, affatto indulgente nei confronti di artisti anche solo sospettati di essere omosessuali. Nonostante ciò, siglato l’agognato contratto con il colosso Def Jam, e guadagnata la fiducia incondizionata, artistica e umana, di personaggi assai potenti come Jay-Z, Beyoncé e Pharrell Williams dei NERD, Frank Ocean ha voluto liberarsi dell’unico grande peso sulla propria coscienza avventurandosi in un inequivocabile “coming out” in rete, sul suo blog, con una lettera aperta immediatamente ripresa dal New York Times. “4 estati fa”, ha scritto il cantante, “ho incontrato qualcuno. Avevo 19 anni. E lui anche. Insieme, abbiamo trascorso quell’estate, e l’estate dopo. Quasi ogni giorno. E nei giorni in cui eravamo insieme, il tempo volava (..)”. Insomma, un grande amore, probabilmente il primo per Frank Ocean, che come tanti suoi coetanei, con curiosità e coraggio, si è trovato a vivere ed esplorare un sentimento sincero e profondo per un ragazzo proprio come lui. Ma perché rivelarlo al mondo intero rischiando di giocarsi la grande occasione? “Non so cosa succederà adesso”, ha risposto, sereno, Mr. Ocean “e va bene così. Non ho più alcun segreto adesso, mi sento un uomo libero”. Che guarda caso è anche un afroamericano, gay o forse bisessuale, e per giunta di successo, un grande successo. In altre parole, l’uomo giusto al momento giusto, specialmente se si considera la recente virata gay-friendly del presidente Obama e la campagna, affatto digerita dai repubblicani, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica americana, e quindi globale, sui matrimoni civili tra individui dello stesso sesso. Lo ha capito al volo un decano dell’hiphop a stelle e strisce, il leggendario co-fondatore – insieme a Rick Rubin - della Def Jam Russell Simmons, che in un suo articolo per il Global Grind (Testata online molto popolare tra gli afroamericani) ha scritto: “Oggi è un gran giorno per l’hiphop. E’ il giorno che dirà chi veramente siamo. Quanto compassionevoli siamo? Quanto amore possiamo dare? Quando comprensivi siamo? (..) La tua decisione (Simmons si rivolge direttamente a Frank Ocean, ndr) di rendere pubblico il tuo orientamento sessuale dà speranza e illumina tantissimi giovani che continuano a vivere nella paura”. E che forse non si sentono rappresentati, né tantomeno incoraggiati, da “coming out” eccellenti mai arrivati, basti pensare al compianto soulman Luther Vandross, o arrivati soltanto all’apice del successo come nei casi di Elton John, Ricky Martin o del nostro Tiziano Ferro, o peggio, indotti, come fu per George Michael, da squallidi scaldaletti sessuali cavalcati senza ritegno alcuno dall’industria del gossip. Meglio la verità, dunque. Raccontata senza vergogna e, perché no, cantata in brani votati al successo come “Bad Religion”, “Forrest Gump” o “Pink Matter”. Sono tre brani estratti da “Channel Orange”, l’album di debutto solistico di Frank Ocean al quale hanno voluto partecipare l’eclettico Andre 3000 degli Outkast, Pharrell Williams e il gettonatissimo John Mayer. Beyoncé, che pochi mesi fa ha dato al rapper Jay-Z la piccola Blue Ivy, ha preferito rispondere a quel coraggioso “post” online con l’augurio di una mamma: “Sii impavido, sii onesto, sii generoso, sii coraggioso, si poetico, sii aperto, sii libero, sii te stesso, sii innamorato, sii felice, sii d’ispirazione”. In tre parole, sii Frank Ocean.

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