Quarta serata, Sanremo Story

Puntata dedicata alla gloriosa storia del Festival e della Canzone italiana dal 1952 a oggi.

Foto Fazio con Littizzetto travestita da Caterina Caselli

Puntata dedicata alla gloriosa storia del Festival e della Canzone italiana dal 1952 a oggi.

Ore 20.45, Sanremo Story ha inizio. La serata decolla sulle immagini in bianco e nero della storia del Festival scandite dalla voce narrante "in stile" di Fabio Fazio, che introduce l'ingresso di una Littizzetto elegantissima, fasciata in un vestito sfarzoso identico a quello che indossò nel 1952 la compianta Nilla Pizzi quando gareggiò con "Papaveri e paperi". La strana coppia di Sanremo scalda l'atmosfera giocando sulla tristezza che trasuda dai titoli e dalle liriche delle canzoni del passato.

Pochi attimi di ilarità, e la sfilata delle voci in gara ha inizio con Malika Ayane, interprete raffinata di un delizioso brano del 1969 di Riccardo del Turco, "Cosa hai messo nel caffè", ancor oggi attualissimo. Con Daniele Silvestri, diretto dall'illustre Mauro Pagani, è la volta di "Piazza Grande", doveroso e commovente omaggio al grande Lucio Dalla, che nel '72, alla vigilia del successo epocale di questa canzone, guadagnò sul palco dell'Ariston un modesto ottavo posto. Il terzo viaggio nel tempo della quarta notte della 63esima edizione della kermesse canora si consuma dopo l'arrivo del compositore Nicola Piovani, giurato di questo sobrio Sanremo insieme all'etoile Eleonora Abbagnato, all'enigmista, giornalista e scrittore Stefano Bartezzaghi, all'arpista, cantante e compositrice Cecilia Chailly, a Serana Dandini, al dj Claudio Coccoluto, alla pianista e compositrice Rita Marcotulli, allo scrittore Paolo Giordano e, in sostituzione di Carlo Verdone, ko per un ascesso, a Neri Marcoré e alla produttrice musicale e cinematografica Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti. Saranno loro, insieme agli spettatori che da casa esprimeranno le preferenze con televoto, a decretare vincitori e vinti della categoria Giovani nonché, nella finalissima di sabato, dei cosiddetti "big".

E' la volta di "Per Elisa", del 1981, gemma del primo Battiato portata originariamente in vetta alle classifiche da Alice e restituita oggi al Festival, in una versione allegra e scoppiettante non proprio in linea con il tenore di un testo che indagava la dipendenza dall'eroina, da Annalisa ed Emma, due stelle del pop di nuova generazione nate negli studi della suola televisiva di Maria De Filippi. I riflettori sono per i Marta sui tubi, affiancati da Antonella Ruggiero in un classico del 1959 di Wilma De Angelis e Betty Curtis, "Nessuno". L'applauso del pubblico in sala è scrosciante, segno la Ruggiero, tornata per l'undicesima volta sul temutissimo palco, è ancora la beniamina dell'audience sanremese. La musica si interrompe con l'arrivo dei "figli di" - Tognazzi, Celentano, Quinn e Dominguin - protagonisti di una caotica rimpatriata nel ricordo della goffa edizione da loro condotta nel 1989 per volontà del patron Aragozzini. I quattro introducono Raphael Gualazzi, che dà una lettura jazz di "Luce", canzone della remota vittoria di Elisa. Dal 2001 si torna al '65 con i Modà e una versione rock della struggente "Io che non vivo" di Pino Donaggio.

La serata scorre veloce, e alle dieci è già la volta di Simone Cristicchi, scelto per evocare Sergio Endrigo con l'indimenticata "Canzone per te". L'impressione è che questa edizione del Festival, e in particolare il cast messo insieme, non senza le polemiche di rito, da Fabio Fazio e Mauro Pagani, abbia uno stile e uno spessore musicale in sintonia perfetta con la migliore tradizione della popolare gara canora.

La ciliegina sulla torta, non c'è dubbio, è Luciana "Lucianina" Littizzetto, tornata sul palco nei panni di un'improbabile Caterina Caselli. La comica piemontese, irresistibile nell'anacronistico caschetto biondo, dice di sentirsi a proprio agio "come Giovanardi su un carro del Gay Pride", ma la gag è spassosa e la coppia televisiva di "Che tempo che fa" si conferma uno degli assortimenti più riusciti della storia moderna del piccolo schermo. Da una solida coppia televisiva a una giovane coppia musicale: Simona Molinari e il crooner newyorkese Peter Cincotti, accompagnati dall'illustre chitarrista Franco Celli, azzardano un duetto sulle note della scandalosa "Tua" 54 anni dopo il debutto della raffinata cantante jazz Jula De Palma, accusata all'epoca di averne dato un'interpretazione eccessivamente sensuale. I tempi sono cambiati, ma "Tua" vibra nell'Ariston come se fosse stata scritta oggi.

E' tempo dei ruggenti anni Ottanta, con "Perdere l'amore" di Massimo Ranieri rivisitata dalla signora della Canzone partenopea Maria Nazionale. A Marco Mengoni tocca invece ricordare Luigi Tenco nell'ultima notte della sua vita, quando, dopo aver presentato "Ciao amore ciao" su quello stesso palco, si tolse la vita gettando milioni di fan e lo star system di allora nello sconforto. La performance è impeccabile e toccante, e a qualcuno torna in mente quanto toccante fu l'omaggio di Mengoni, ancora un concorrente di XFactor, a un altro mostro sacro della melodia tricolore, Umberto Bindi. Ma, come da copione, è il momentodi Mike Bongiorno, al quale la Città di Sanremo ha voluto dedicare una statua.

Si volta pagina: Luciana Littizzetto introduce Rocco Siffredi, elegantissimo, ma "un po' rigido", dice lui, assoldato da Elio e le Storie tese per dare il via a una divertente, prodigiosa versione di "Un bacio piccolissimo", successo del '64 di Robertino. Dopo Elio arriva Max Gazzè, interprete del più grande successo di Nada, "Ma che freddo fa". E' il momento di celebrare le tredici volte di Pippo Baudo, ma poco dopo le ventitré la serata riprende con Chiara e la sua rilettura, sobria, ma non per questo asettica, di una delle canzoni-simbolo del Festival, "Almeno tu nell'universo", di Mia Martini. E' venerdì, e "Rais, il cantante degli Almamegretta", ricorda Fazio dribblando le polemiche dei giorni scorsi, "si è appena convertito all'ebraismo dunque non canterà per rispettare lo Shabbat". Al suo posto, sulle note del classico di Celentano "Il ragazzo della via Gluch", c'è un trio d'eccezione formato dal sassofonista James Senese, Marcello Coleman e il rapper Clementino.

Il jazz, non c'è dubbio, è uno dei protagonisti di questo Festival, e la quarta serata culmina in un assolo prodigioso di Stefano Bollani al pianoforte, seguito dal suo consueto gioco delle "Canzoni a richiesta" scelte dal pubblico vip in sala e dedicato ai cavalli di battaglia di Sanremo, ma non solo. E' quasi mezzanotte, e la finalissima dei Giovani ha inizio.

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