Processo-Jackson: gli eredi del re del pop chiedono 40 miliardi di dollari

Ieri a Los Angeles si è svolta la prima udienza della causa civile intentata dalla madre e dai figli del re del pop contro il promoter AEG Live.

Michael Jackson

Ieri a Los Angeles si è svolta la prima udienza della causa civile intentata dalla madre e dai figli del re del pop contro il promoter AEG Live.

Los Angeles, California - Come avevamo annunciato qualche settimana fa, si è aperto nella giornata di ieri dinnanzi alla Corte Superiore il nuovo “processo-Jackson”, l’ennesimo. “Alla fine, la verità su ciò che è successo a Michael emergerà”, aveva promesso alla stampa l’avvocato Kevin Boyle, rappresentante legale scelto dall’anziana madre del compianto Michael, Katherine Jackson, la quale, insieme ai tre figli del cantante, Prince, Paris e Blanket, ha dato il via a una causa civile per ottenere un indennizzo di 40 miliardi di dollari (!) dal colosso AEG, il promoter che organizzò lo show faraonico che nel 2009 avrebbe dovuto riportare il re del pop sul palcoscenico della 02 Arena di Londra.

Fatalità, Michael Jackson morì pochi giorni prima del debutto, il 25 giugno del 2009, quando, in seguito alla somministrazione nella sua camera da letto di un potente anestetico, il Propofol, il cui utilizzo è vietato in circostanze estranee a quelle previste dai rigidi protocolli delle sale operatorie, ebbe un arresto cardiaco costato al suo medico personale, il controverso Conrad Murray, una condanna per omicidio colposo. Come i media riportarono all’epoca, sembra che Jackson, già fisicamente provato dalle prove dello spettacolo, non prese bene il fatto che la AEG avesse venduto – qualcuno sostiene a sua insaputa - i biglietti di 50 date invece delle 10 originariamente pattuite. Fu un evento senza precedenti, un “tutto esaurito” a dir poco fulmineo, e l’indomani della drammatica scomparsa di Jackson, la AEG Live dovette rimborsare centinaia di migliaia di fan pronti a raggiungere Londra da ogni angolo del pianeta. Ed è proprio per la perdita economica causata dalla cancellazione di quelle 50 date che gli eredi del cantante chiedono oggi un indennizzo di 6,6 miliardi di sterline per il mancato guadagno più 19.8 miliardi di sterline a titolo di risarcimento. Il tutto, in dollari americani, ammonta a circa 40 miliardi. Insomma, un “danno emergente” e un “lucro cessante”, come dicono i giuristi, di tutto rispetto.

Marvin Putnam, legale della AEG, ha chiaramente lasciato intendere quale sarà la strategia difensiva, dichiarando, in un documentario di prossima uscita sulla Cnn dal titolo Michael Jackson: The Final Days», che “Il signor Jackson era una persona nota agli studi medici. Era conosciuto come uno che raccontava una cosa a un dottore e un’altra cosa a un altro dottore”. Sempre secondo Putnam, lo stress subito durante il lungo processo per molestie sui minori al quale venne sottoposto Jackson nel 2003 e dal quale uscì nel 2005 con un giudizio pieno di non colpevolezza, spiegherebbe l’uso massiccio da parte del compianto divo nero di antidepressivi, calmanti, sonniferi e persino anestetici. “Stiamo parlando di Michael Jackson”, ha tuonato il legale ricordando le prodezze di Michael Jackson nelle prime settimane di quel processo maledetto, “un uomo che usciva in pigiama, che fermava il traffico per ballare sul tetto della sua macchina, che si presentava agli eventi pubblici con una scimmia chiamata Bubbles. Di un uomo che dormiva in una camera iperbarica”. Val la pena, tuttavia, ricordare che secondo il Telegraph, e illazioni sull’eccentricità del personaggio a parte, questo nuovo processo rappresenterà probabilmente una svolta nella ricostruzione degli ultimi giorni della superstar. In particolare, ci sarebbe una e-mail rinvenuta lo scorso anno che rivelerebbe che un alto funzionario della AEG Live sapeva che il cantante, sebbene ancora in vita, soffriva di problemi di salute, fisici e mentali, e che lo stress al quale era sottoposto era sufficiente a mettere a rischio l’imminente tournée. In particolare, nelle missiva l’uomo descriveva Michael Jackson come “emozionalmente paralizzato” e profondamente insoddisfatto di sé al punto da mettere in “dubbio” di essere pronto a esibirsi. La potente società di promozione nega di avere qualsivoglia responsabilità riguardo l’atto sconsiderato del dottor Murray di sedare Jackson con il Propofol e altri farmaci antidepressivi. Ma l’ombra del complotto torna sul caso Jackson.
Dal carcere di Los Angeles, Murray di essere “innocente” e “molto dispiaciuto per la perdita'' di Michael Jackson.

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