L'ex cameriera personale di Jackson: "Michael era un depravato drogato"

Rivelazioni scottanti o fango sulla memoria del re del pop? Colpi di scena nell'udienza preliminare della causa intentata dalla madre e dai figli del compianto divo nero contro il colosso AEG Entertainment.

Michael Jackson e la cameriera Adrian McManus

Rivelazioni scottanti o fango sulla memoria del re del pop? Colpi di scena nell'udienza preliminare della causa intentata dalla madre e dai figli del compianto divo nero contro il colosso AEG Entertainment.

Rivelazioni scottanti o fango sulla memoria del re del pop? Lo stabilirà il tribunale di Los Angeles, non lontano da quello della contea di Santa Barbara dove nel 2005, dopo due anni di processo e di calvario mediatico, venne assolto l’allora imputato Michael Jackson da tutti i reati di pedofilia dei quali era accusato. Ebbene oggi, otto anni dopo la fine di quell’incubo, e a poco meno di quattro dalla morte prematura di Jackson, dalle aule di giustizia dell’epicentro mondiale dello star-system rimbalza una nuova, l’ennesima, infornata di testimonianze scabrose. Le informazioni, tutte ancora da dimostrare, ma convergenti verso una interpretazione della realtà volta ad attribuire ogni responsabilità al compianto re Michael, le hanno date in pasto alla giuria popolare - pagata 15 dollari al giorno, come riportano diligentemente i quotidiani d’Oltreoceano - alcuni ex amici e dipendenti del cantante, tutti o quasi ascoltati come testimoni a favore della AEG Entertainment, promoter dei 50 concerti che avrebbero dovuto riportare in scena il re del pop e al quale l’anziana madre del cantante, Katherine Jackson, chiede un risarcimento - tra danni e mancato guadagno per una tournée mai avvenuta - di 40 miliardi di dollari.

Perché è proprio la presunta responsabilità della AEG nella morte di Jackson, e se questa abbia o meno pagato, e magari anche supervisionato, il medico che ha ucciso Jackson, la materia del contendere. Se infatti è certo che quel maledetto 25 giugno del 2009, pochi giorni prima del debutto alla 02 Arena di Londra, Michael venne trovato senza vita nella villa che aveva affittato a Los Angeles durante il lungo e intenso periodo delle prove dello spettacolo, bisogna invece precisare che il processo contro il dottor Murray, giudicato colpevole di omicidio colposo e condannato a 4 anni di reclusione per aver somministrato al cantante un potente anestetico (il Propofol) vietato al di fuori delle sale operatorie e risultato essere letale, non ha affatto chiarito la posizione della AEG, società che, una volta subodorato che le condizioni fisiche di Jackson non erano compatibili con l’imminente calendario di 50 concerti già sold-out, avrebbe anche potuto perseguire altri interessi. Ed è per corroborare la tesi dell’esclusiva responsabilità personale di Jackson che taluni suoi vecchi collaboratori sono tornati a parlare dispensando rivelazioni inedite che dipingono una delle stelle più luminose e controverse della storia della musica come un “depravato pervertito” con una lunga serie di tentati suicidi alle spalle.

Ho ancora gli incubi a pensare al Neverland. Sono parole di Adrian McManus, cameriera personale di Michael Jackson in un periodo assai felice e artisticamente prolifico, gli anni Novanta, tornata agli onori della cronaca dopo aver raccontato di aver personalmente assistito a ben due tentativi di suicidio del re del pop. La prima volta, il personale del Neverland trovò Jackson apparentemente senza vita dopo aver ingerito di nascosto una massiccia quantità di barbiturici. “Il mio cuore si fermò quando pensai che fosse morto”, ha ricordato la donna, “Chiamai il suo nome per diversi minuti. Ebbi paura che se ne fosse andato per sempre, ma poi, improvvisamente, rinvenne. Non disse una parola, ma scoppiò in lacrime”. Poche settimane dopo, sempre secondo la McManus, un episodio analogo avvenne a bordo piscina, e lo spavento fu tale da indurre lo stesso Jackson ad assumere guardie del corpo istruite nel CPR, il protocollo di riabilitazione cardio-polmonare. Ma non è tutto. 

La McManus sostiene che la dipendenza da farmaci e droghe di Jackson fosse ben nota ai dipendenti della faraonica dimora di Jackson e ricorda il cantante come un “depravato drogato” per giunta “manipolatore e diabolico”. Parole durissime e difficili da digerire, da parte dei fan, ma soprattutto da parte dei familiari del cantante, un vecchio amico del quale, l’attore Mark Lester, coetaneo di Michael e padrino dei suoi figli Prince, Paris e Blanket, ha rivelato che il giorno della conferenza stampa per il lancio della tournée del 2009, dunque poco prima della sua morte, Jackson si rinchiuse nella sua stanza d’albergo a bere whisky fino ad avere il corpo completamente “paralizzato”. Jackson morì il mese dopo, ma nonostante le fantasie più o meno maliziose sulla sua morte, e nonostante i ricordi di diverse cameriere sul sinistro andirivieni di medici e specialisti nelle residenze del cantante, l’avvocato della famiglia Jackson, Kevin Boyle assicura che “la verità su ciò che è successo a Michael, verità che la AEG ha cercato di nascondere al pubblico sin dal giorno della morte di Michael, alla fine emergerà”.

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