Vasco Rossi: "Meglio morire sul palco che in ospedale"

A pochi giorni dal debutto dell'imminente mimi-tour, il Komandante ammette di "aver visto la morte in faccia" e racconta la sua grande "voglia di palco".

Vasco Rossi, classe 1952

A pochi giorni dal debutto dell'imminente mimi-tour, il Komandante ammette di "aver visto la morte in faccia" e racconta la sua grande "voglia di palco".

“Avevo lasciato le cose a metà, quando mi sono ammalato”. Sono parole sincere, che colpiscono direttamente al cuore, quelle usate da Vasco Rossi nell’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa. Oggi più che mai, infatti, il Blasco ha deciso di aprirsi e di vuotare il sacco, una volta per tutte, sulla malattia che nel 2011 lo aveva costretto ad abbandonare il palcoscenico. “Ho pensato di portare a termine quel tour”, ha detto, “anche perché ho voglia di palco. E poi, meglio morir sul palco che su un letto d’ospedale”. Detto, fatto. Come promesso, il Komandante tornerà a esibirsi nell’imminente mini tour, il 9, 10, 14 e 15 giugno allo Stadio Olimpico di Torino e il 22, 23 e 26 giugno allo Stadio Dall’Ara di Bologna, sette concerti nati dal desiderio di dare al pubblico ciò che aveva promesso due anni fa. Ma arrivare fin qui, lo si legge tra le righe, non è stato facile..

“Il batterio che mi aveva attaccato.. è lo stesso che ha ucciso 200 anni fa Johnnie Walker, quello del whisky ”. Insomma, nessun mistero. “Ho passato due giorni senza conoscenza nel reparto cura intensiva”, ha ammesso, “La riabilitazione è stata dura: faticavo a muovermi, non riuscivo a mangiare da solo. Per fortuna oggi ci sono gli antibiotici”. “Ho visto la morte in faccia”, ha detto senza mezzi termini Vasco, “ho avuto anche il blocco dello scrittore, però ci lavoro su, e produco. Le mie dimissioni da rockstar non sono state accettate, dunque ancora indosso le Prada rosse e metto il giubbotto di pelle sul palco”. In altre parole, il Komandante è tornato. “Però”, puntualizza, “faccio più il DJ che la rockstar, se avrò una canzone nuova la butterò in rete”. Un nuovo disco nell’aria? “Penso che a settembre si sentirà una cosa nuova”, ha risposto, “Ma andrò ancora in sala a Los Angeles, sono rituale. E il mio umore, ora, cambia velocemente. Per ora sto sano e lucido fino alla fine di giugno, poi si vedrà”.

Il nuovo mini-tour e la politica italiana. Saranno sette spettacoli da ricordare, con un legame forte con l’attualità. E qualche novità. “Ho attualizzato la scaletta, l’ho messa sul sociale”, ha anticipato Vasco, “’C’è chi dice no’, ‘Gli spari sopra’, cose così. Io già nei Novanta sentivo questa arroganza del potere. Nelle mie metafore cantavo l’indignazione che sembrava anticipare quel Movimento 5 Stelle che però è già finito. Io sono un radicale pre-Pannella, ma mantengo una purezza: non si può dire che il Pd è uguale al Pdl. Da cittadino, esprimo le mie idee con le canzoni”. E continuerà a farlo finché potrà, i suoi fan lo sanno. “Quando avrò finito lo dirò”, ha concluso, “Sono molto triste che è morto Little Tony, a 12 anni andavo a scuola di canto, cantavo Riderà e mi commuovevo. Anche per Jannacci, sono triste: è stato uno dei più grandi fenomeni, da lui ho imparato moltissimo fin dalle canzoni in dialetto. Senza ‘Quelli che’ (Il leggendario brano di Jannacci, ndr) non ci sarebbe stata ‘Siamo solo noi’”. Parola del Komandante.


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