20 anni nel "rap-game": i Wu Tang Clan live al City Sound Milano

Sul palco dell'Ippodromo del Galoppo la sera del 13 luglio, il leggendario collettivo hiphop presenterà i brani del nuovo album "A better Tomorrow".

I Wu-Tang Clan, il collettivo hiphop simbolo della cultura urbana nordamericana

Sul palco dell'Ippodromo del Galoppo la sera del 13 luglio, il leggendario collettivo hiphop presenterà i brani del nuovo album "A better Tomorrow".

Vent’anni nel “rap game”.. e non sentirli. O quasi. Già, perché dietro questo nome che sa tanto di Karate e Kung fu (Wu Tang Clan mutua il titolo di un classico del cinema sulle arti marziali, “Shaolin and Wu Tang”, del 1983) c’è una delle crew che hanno fatto la storia del rap-game a stelle e strisce, in particolare di quello della costa orientale, la cosiddetta “east-coast”. Sono i Wu-Tang Clan, collettivo nato 20 anni fa a Staten Island, New York, dal sodalizio di sei giovani talenti dell’area (U-God, Method Man, RZA, Ghostface Killah, Inspectah Decke Reakwon) con i tre fuoriclasse di Brooklyn Masta Killa, GZA e Ol Dirty Bastard, il compianto ODB, scomparso prematuramente il 13 novembre del 2004 nello studio di registrazione del gruppo, sulla 34esima strada, a Manhattan, per overdose da farmaci e cocaina.

Un nuovo inizio con “A better Tomorrow”, letteralmente “Un domani migliore”, questo è il titolo del nuovo album dei Wu Tang, disponibile dal 4 luglio. Il disco è stato anticipato da diverse canzoni, alcune emerse dagli abissi di internet, altre proposte dalla celebre rap-crew dal vivo, ma sembra che il singolo ufficiale, dal titolo emblematico, sia “Family Reunion”, pezzo costruito sul campionamento di un brano omonimo del leggendario gruppo soul degli O’Jays. Con questo lavoro, i “fantastici otto” della scena hiphop d’Oltreoceano, orfani del loro turbolento compagno d’avventura  ODB e recentemente più interessati al business, a Hollywood e ai videogame che alla loro musica, si giocano il futuro del gruppo, il futuro dei Wu Tang Clan, uno dei collettivi che, secondo la bibbia del rock NME, e complici cinque album culto e l’infornata di best seller solistici dei singoli componenti, “ha influenzato maggiormente” l’hiphop. E chi mastica di rap sa che la storia di questo miracolo della cultura afroamericana “di strada” ebbe inizio ufficialmente 20 anni fa con la pubblicazione di un singolo originariamente indipendente intitolato “Protect Ya Neck”, manifesto dell’origine underground dei Wu Tang.

Dal 1993, la rivoluzione rap dei Wu Tang Clan. Proprio quando, negli anni Novanta, la musica nera tornava a vivere una stagione di grande popolarità globale grazie a quel fortunato intreccio di r&b e rap successivamente virato – o degenerato (?) – nella più recente ossessione dance/urban, i Wu Tang Clan si distinsero riportando l’hiphop alle origini, alla Vecchia Scuola. “Noi reinventammo il modo in cui il rap era strutturato”, spiega oggi RZA, ben consapevole di aver scolpito, insieme ai Wu Tang, nel mitico studio “36 Chambers”, un sound puro, ruvido, credibile e rispettabile all’orecchio di un afroamericano quanto seducente per un bianco appassionato del genere, magari proprio degli illustri pionieri della costa orientale come i Tribe Called Quest, i Beastie Boys, i Run DMC, LL Cool J o il “colto” KRS-One. In vent’anni RZA re soci hanno dominato le classifiche con un melting pot di caustiche rime in puro slang (Non passa molto tempo prima che Reakwon venga ribattezzato “The Slang Master”, cioè “Il maestro di slang”) e beat muscolari pregni di quelle suggestioni  retrò - jazz, soul, gospel - che in tempi più recenti hanno fatto la fortuna di produttori come Just Blaze, Jay-Z e KanYe West. In altre parole, con cinque album dei quali almeno tre diventati dischi di culto (“Enter the Wu-Tang (36 Chambers)”, del 1993, “Wu-Tang Forever”, del 1997, “The W”, del 2000, “Iron Flag”, del 2001, e “8 Diagrams”, del 2007), e un’infinità di successi solistici di ciascun Wu Tang, o di alcuni di essi in collaborazione con altre celebrità rap (Il lungo sodalizio di Method Man & Redman, per fare un esempio), questo collettivo hiphop ha scritto alcune delle pagine più importanti della cultura urbana nordamericana superando ogni ostacolo e resistendo a tutto. Persino all’improvvisa scomparsa di ODB, punta di diamante dei Wu Tang con un talento immenso e una fedina penale più lunga di quella di Al Capone.

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