Beyoncé e KanYe West alla corte del presidente del Kazakistan.

Pioggia di contestazioni per la serenata rap (a pagamento) dell'artista americano al matrimonio del nipote del leader kazako Nursultan Nazarbayev.

Beyoncé e KanYe West

Pioggia di contestazioni per la serenata rap (a pagamento) dell'artista americano al matrimonio del nipote del leader kazako Nursultan Nazarbayev.

KanYe West: serenata rap al cospetto del presidente-dittatore. Segno dei tempi, tre milioni di dollari, questa la cifra da capogiro che si dice sia stata corrisposta a KanYe West per la sua breve “serenata rap” al matrimonio del nipote del presidente kazako, bastano e avanzano per non lasciarsi frenare da anacronistici scrupoli etici. Poco importa se si deludono pure i fan: gli affari sono affari, e quando oltre a essere uno dei rapper e produttori più gettonati del pianeta si diventa il compagno della capricciosa Kim Kardashian, con la quale si mette al mondo pure una creatura, più ce n’è, meglio è. A questo deve aver pensato Mr. West prima di accettare l’invito del controverso presidente Nursultan Nazarbayev in occasione del matrimonio, nelle stanze dello sfarzoso Royal Tulip Hotel, nel cuore dell’ex capitale Almaty, del nipote Aisultan, 23 anni, con Alima Boranbayeva, rampolla di un magnate dell’energia kazaka.

Secondo fallo di Beyoncé. Secondo alcuni testimoni, al fianco di KanYe, immortalato in un video apparso su Youtube cha sta facendo il giro del mondo in rete, ci sarebbe stata anche Beyoncé, non nuova a questo genere di scivoloni visto che nel 2009 commise la leggerezza di esibirsi, dietro lauto compenso, s’intende, al cospetto dell’ex rais libico Gheddafi. Ma questa non è nemmeno la prima volta che il dittatore kazako, al potere dal 1990, quando il suo Paese proclamò la propria indipendenza dalla Russia, tenta di assicurarsi i servigi artistici delle sue popstar preferite. Non più di un paio di anni fa ci aveva provato con Sting, il quale aveva declinato l’invito spendendo pubblicamente parole piuttosto severe nei confronti del potente leader politico. “Sciopero della fame, lavoratori imprigionati e decine di migliaia di scioperanti”, aveva tuonato l’ex Police, “rappresentano un limite virtuale che io non ho alcuna intenzione di oltrepassare”. Ciò che sconcerta l’opinione pubblica, Sting e imbarazzi estivi tutti italiani a parte, è tuttavia che Kanye e Beyoncé avrebbero accettato ospitalità e compensi da un uomo che pochi anni dopo la sua legittima investitura si è auto conferito arbitrariamente il potere legislativo servendosene per reprimere il proprio popolo in violazione dei principi sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e accumulare un patrimonio che ammonterebbe a numerosi miliardi di dollari. Tre milioni dei quali, fatalità, oggi sarebbero sul conto corrente di KanYe West.

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