"Blurred lines" vietata nei college britannici

L'University College London ha bandito la canzone di Robin Thicke perche' maschilista e inneggiante allo stupro

La modella Emily Ratajkowski e Robin Thicke

L'University College London ha bandito la canzone di Robin Thicke perche' maschilista e inneggiante allo stupro

LONDRA – A sette mesi dalla sua release, “Blurred lines” continua a far discutere. Secondo quanto riportato dal quotidiano The Tab, il brano di Robin Thicke, autentica hit della scorsa estate e ancora presente ai vertici di diverse classifiche internazionali, è stato vietato all’interno dell’University College London perché ritenuto maschilista e addirittura tendente a banalizzare lo stupro. Il college londinese è in realtà solo l’ultimo degli istituti studenteschi ad aver bandito la canzone in Gran Bretagna, il primo era stata l’Università di Edinburgo, seguita poi da quelle di Derby, Leeds, Kingston e della West Scotland. Il divieto dell’University College London è stato approvato dal consiglio di istituto dopo un “Frat Party”, una festa delle associazioni degli studenti, osteggiata dale unione britannica delle università.

A promuovere il bando è stata l’Unione Nazionale degli Studenti, una delle correnti rappresentative del corpo studentesco all’interno del college londinese, che ha sostenuto come “Blurred lines” giochi pericolosamente con un tema molto complicato come quello dello stupro. In particolare, nel mirino della mozione ci siano un paio di versi della canzone, esplicitamente inneggianti al sesso violento, e quello in cui Thicke e Pharrell Williams cantano “I hate these blurred lines”, ovvero “odio questi confini sottili”, che promuoverebbe il sesso con una partner non consenziente. Il divieto di ascoltare la canzone all’università arriva proprio nei giorni in cui lo stesso Thicke si era vantato del fatto che il brano contenesse “un messaggio femminista al suo interno”. “Dovrebbe farci parlare di cosa è una relazione tra un uomo e una donna. E se ascoltate il testo, ad un certo punto dice: ‘Quell’uomo non è il tuo creatore’”, che è un messaggio in realtà di impronta femminista”. Evidentemente, però, questa spiegazione non è bastata al consiglio dell’istituto britannico.

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