M.I.A., "voce" di Assange nello star system

L'attivista di WikiLeaks ha ringraziato la rapper londinese di origine Tamil per il suo impegno a favore della libertà di informazione: "E' la voce della verità"

Mathangi "Maya" Arulpragasam, in arte M.I.A.

L'attivista di WikiLeaks ha ringraziato la rapper londinese di origine Tamil per il suo impegno a favore della libertà di informazione: "E' la voce della verità"

Il grazie di Assange. “M.I.A. è un megafono della verità”. Non sono parole dell’agente della rapper londinese, tornata sulla scena con il nuovo album “Matangi”, ma di un personaggio che, apparentemente, con la musica avrebbe poco a che fare: Julian Assange. Il giornalista e attivista australiano, fondatore del sito WikiLeaks sul quale nel 2010 sono stati pubblicati, in nome della trasparenza dei rapporti politici e della libertà di informazione, centinaia di migliaia di documenti diplomatici statunitensi classificati come “top secret”, vive attualmente all’interno dell’ambasciata ecuadoriana a Londra per sfuggire all’arresto e all’estradizione in Svezia, dove pende su di lui un processo per violenza sessuale.

La collaborazione. L’impossibilità di muoversi non gli impedisce di continuare a scrivere e a comunicare le sue idee, le stesse, a quanto pare, di M.I.A.. Tra i due sembra essersi instaurata una sorta di fattiva collaborazione, con la rapper londinese trasformatasi in una sorta di testimonial di WikiLeaks e, di conseguenza, dello stesso Assange. M.I.A. ha addirittura ospitato un collegamento via Skype con Assange durante il suo concerto del primo novembre a New York. In quell’occasione, il giornalista australiano apparve sul megaschermo per parlare al pubblico della cantante di libertà di informazione e privacy online, mentre l’artista pubblicava alcune foto sul suo profilo Instagram. Un gesto, quello di M.I.A., interpretato come una provocazione nei confronti del governo americano, che ritiene Assange un autentico pericolo.

Scambio di complimenti. “Lui è una delle persone più intelligenti che conosco – ha detto M.I.A. a NME –. Non può uscire dall’ambasciata ecuadoriana perché questo è il modo in cui oggi loro ti controllano. Non c’è più bisogno di assassinare qualcuno come facevano negli anni ’70, ora non è più necessario”. Nella stessa intervista appare anche una battuta di Assange, interpellato dal periodico via mail, che ringrazia M.I.A. per il suo impegno ed il suo aiuto e la definisce “il miglior megafono della verità al mondo”.

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