Emis Killa, uno sguardo al passato

Il rapper di “Soli (assieme)” parla degli inizi della sua carriera e risponde alle critiche per il suo look: “La roba firmata? Una regola del mondo hip hop”

Emis Killa, uno sguardo al passato

Il rapper di “Soli (assieme)” parla degli inizi della sua carriera e risponde alle critiche per il suo look: “La roba firmata? Una regola del mondo hip hop”

Emis il romantico. Dopo aver svelato tutto il suo lato romantico lanciando proprio nel giorno di San Valentino il video del nuovo singolo “Soli (assieme)”, estratto da “Mercurio”, il suo ultimo album, Emis Killa si è raccontato in una lunga intervista concessa a Enrico Ruggeri per il programma Mediaset Lucignolo 2.0. Ha iniziato dagli albori della sua carriera, quando da aspirante rapper prendeva il pullman e due metropolitane per andare a Milano a fare freestyle.“Ho lasciato la scuola dopo la terza media e mi ricordo che finito le lezioni andavo direttamente lì… Non mangiavo neanche! C’erano quelli che ai tempi erano i freestyler della scena underground di Milano. Quelli più fighi eravamo noi, i ragazzi del muretto. Eravamo tutti dei ragazzi un po’ disagiati con delle storie un po’ particolari alle spalle, era bello condividere le nostre esperienze, eravamo un po’ le pecore nere riunite…” racconta Killa.

 

Le invidie. Per Emiliano Rudolf Giambelli, però, il momento della svolta è arrivato con la vittoria alle Tecniche Perfette, il campionato italiano di Freestyle. Da lì è partita una carriera che in breve gli ha consegnato fama e celebrità, ma anche qualche invidia da parte di colleghi ed ex amici: “C’è quello che magari non hai mai salutato e quando diventi famoso continui a non salutarlo, e dice che lo fai perché hai fatto i soldi. Il successo è spesso una giustificazione per qualcosa: mi trovi con le palle girate per strada, rispondi male e lui magari ha anche torto, pensa solo ‘Sei famoso e te la stai menando’. A volte vengo criticato perché ho la cintura firmata, la maglia firmata, l’anello duro. Fa parte del mio lavoro e del mio ambiente, poi il rapper ha questo cliché: della collana d’oro, dei vestiti firmati, belle ragazze e macchinona. Se voglio fare bene il mio lavoro devo fare anche quello. E non vuol dire che sputo in faccia alla miseria perché mia madre è quella che ancora oggi si alza alle 5 di mattina per andare a lavorare”.

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