'G I R L', il tributo di Pharrell alle donne

Continua il successo del secondo album del produttore e cantate di Virginia Beach, protagonista dei tormentoni dell’anno 'Happy' e 'Get Lucky'

L' eclettico Pharrell Williams
 
Continua il successo del secondo album del produttore e cantate di Virginia Beach, protagonista dei tormentoni dell’anno 'Happy' e 'Get Lucky'

La seconda volta di Pharrell. Otto anni dopo il debutto solistico con “In My Mind”, un magistrale esercizio di stile hiphop che espandeva gli orizzonti urban d’Oltreoceano, l’eclettico Pharrell Williams, alfiere del pop nell’accezione che il compianto Re Michael (Jackson) aveva saputo attribuire a questa espressione musicale eliminandone le barriere stilistiche senza sacrificarne le profonde radici soul/funk, impone il proprio status di cantante solista con G I R L, il suo secondo progetto assolo.
Dedicato alle donne, come le ha definite Pharrell, “il centro dell’universo”, rispedendo al mittente, una volta per tutte, le accuse di sessismo riferite alla hit scritta per il suo pupillo Robin Thicke (“Blurred Lines”), il disco condensa la lunghissima esperienza di Mr. Williams, artistica e umana. “I luoghi nei quali è stato”, si potrebbe dire mutuando il titolo del suo libro autobiografico di qualche anno fa, dall’incontro tra i banchi di scuola a Virginia Beach, negli anni Ottanta, con i suoi soci storici Chad Hugo (50 percento del marchio Neptunes) e Shay Haley (terzo uomo nel progetto rock dei N*E*R*D), al suo ruolo nella banda del liceo, al concorso per giovani talenti che gli diede accesso allo studio di registrazione – nel 1993 - del pioniere Teddy Riley (produttore di gran parte dell’album “Dangerous” di Jackson).
Da allora Williams, skater e street-rider provetto, compositore visionario, cantante dal timbro felino, graffiante, e rapper dal flow inconfondibile e profondamente influenzato dal suo idolo di gioventù, Q-Tip dei Tribe Called Quest, non si è mai fermato. Lavorando dietro le quinte e firmando successi per tutte o quasi le stelle più luminose del firmamento hiphop (SWV, MC Lyte, Mase, Jay-Z, Ludacris, Mystical, Ray J, Beyoncé) e di quello pop (Britney Spears, Madonna e Justin Timberlake, al quale regalò i brani scritti originariamente per Michael Jackson spianandogli la strada di una luminosa carriera solistica), scoprendo nuovi talenti (prima con la prolifica etichetta Star Trak e poi con il progetto “I am other”), conquistando il mondo della moda al fianco dei marchi più prestigiosi e arrivando al grande schermo, dove, complice le colonne sonore dei colossal d’animazione “Cattivissimo Me”, ha recentemente stretto un prezioso sodalizio artistico con l’illustre Hans Zimmer, protagonista, sempre al suo fianco, delle musiche di “Amazing Spiderman II”, di imminente uscita sulla scorta di un singolo cantanto da Alicia Keys (“It’s On Again”) Ma in G I R L c’è molto di più. C’è il tormentone globale dell’anno intitolato “Happy”, trionfatore ai Grammy e candidato agli Oscar, esempio sublime di messaggio pop che Pharrell ha scritto per condividere con i suoi fan la propria felicità di artista realizzato, marito innamorato (della modella e designer Helen Lasichanh e papà orgoglioso del suo primogenito Rocket); e ci sono altre nove gemme soul/pop che esplorano il mondo femminile (senza limiti, pregiudizi o inibizioni) esaltando l’unicità di ogni sua rappresentante. Alleati di turno dell’artista americano, ormai una superstar, il suo amico Justin Timberlake, la turbolenta Miley Cyrus, i Daft Punk e Alicia Keys, co-interprete di uno dei brani più potenti di “G I R L”, un inno pop in salsa reggae battezzato “Know Who You Are”. Guest-star e liriche a parte, la vera protagonista del secondo album di Pharrell è tuttavia la musica, la sua musica, portata, come dicono Oltreoceano, “a un livello superiore” grazie a una meticolosa orchestrazione, a una prepotente linea di basso e a una capacità vulcanica di imprimere nell’aria degli stati d’animo. Come si faceva un volta. Come, nel lontano 2003, in un’intervista telefonica del mito Michael Jackson a un giovane Pharrell per la rivista Interview, ammisero reciprocamente di aver sempre cercato di fare.

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