Detox digitale: vivere per due settimane senza tecnologia

Il diario del giornalista online Lance Ulanoff prova che è possibile passare del tempo senza mai connettersi ai social. Ma rivela anche che la dipendenza dal web fa ormai parte della nostra realtà

La "copertina" del diario online di Ulanoff
Il diario del giornalista online Lance Ulanoff prova che è possibile passare del tempo senza mai connettersi ai social. Ma rivela anche che la dipendenza dal web fa ormai parte della nostra realtà

Stiamo correndo il rischio di diventare ossessionati dalla continua connessione digitale senza rendercene conto. Condividiamo quasi tutto sui social, scattiamo foto per Instagram, scriviamo stati per Facebook, "microblogghiamo" per Twitter. Siamo sempre connessi con la nostra rete, un po' meno con la vita reale, come ha dimostrato il giornalista Lance Ulanoff, editor della rivista online Mashable.

Lui, che con i social ci lavora ed è seguitissimo soprattutto su Twitter, ha deciso di testare su di sé gli effetti di una settimana di astinenza totale dai social media, coinvolgendo sua moglie (i figli hanno prontamente rifiutato, dichiarandolo impossibile). Nel suo diario sull'esperienza "detox", il giornalista ha annotato le sue giornate, scandite dalla tentazione di connettersi ai social e dagli sforzi per cercare qualcosa con cui occupare il tempo. Il periodo di prova è iniziato il 19 dicembre e finito il 3 gennaio. Nella testimonianza di Ulanoff si trovano incubi da mancata condivisione, ansia di scoprire chi si è accorto della sua assenza, necessità di fotografare quasi tutto ciò che vede, voglia di controllare i social ogni dieci minuti.

Ma nella sua riflessione finale, si ritrova un padre che ammette di essere più presente, più partecipativo, in grado di ascoltare di più i familiari e di godere del tempo passato con loro. E' evidente, dato il risultato del test, che utilizzare i social media in modo ragionevole e non compulsivo non solo è possibile, ma anche utile per riappropriarci della dimensione umana della nostra quotidianità. Abusare della tecnologia ci allontana sempre di più dalle possibilità di costruire network di persone reali.

Se pensate di avere la sindrome da troppa condivisione inoltre, il Washington Journal ha delineato quattro categorie di "dipendenti":

1- Il "supercondivisore", che non riesce a tenere per sé foto, status e pensieri e sente il bisogno di condividere qualsiasi informazione, propria o acquisita da Internet, con tutta la sua cerchia social.

2- Il "likeatore", che clicca "mi piace" per qualsiasi cosa veda, perché è rapido e semplice. Dalla canzone postata da YouTube alla foto del pranzo a base di hamburger, mette pollici in alto ovunque.

3- L'ossessivo compulsivo dell'aggiornamento di pagina, sempre in stato di aspettativa e attesa, che vuole le novità e le ultimissime di continuo e aggiorna la mail, i social e lo smartphone in un incessante circolo vizioso.

4- Il commentatore, che non vede l'ora di far sentire la sua, sia che si tratti di polemizzare o elogiare ed è sicuro che il suo sarà il commento dell'anno.

Se vi riconoscete in almeno una di queste categorie, il detox digitale potrebbe essere una buona soluzione per recuperare il contatto con la realtà.

 

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