La lunga notte dell'Ariston. Questione di featuring...

La lunga notte dell'Ariston. Questione di featuring...
Serata impegnativa ieri al teatro Ariston, nel cuore della città dei fiori. La terza parte della 57esima edizione del Festival di Sanremo prevedeva le performance di tutti i venti Campioni in gara, ognuno dei quali era chiamato a riproporre la propria canzone con un arrangiamento diverso da quello originale e con la collaborazione di uno o più artisti italiani o internazionali. Qualcuno, era prevedibile, ha scelto bene, e qualcun altro no. Complici le case discografiche che li tengono sotto contratto e che non sempre azzeccano, come si dice, il “featuring”. Primo a uscire è stato Daniele Silvestri, che ha enfatizzato l’appeal casereccio dell’ambigua Paranza con un collettivo di percussionisti, i Capone & Bungtbangt, capaci di far vibrare bidoni e utensili da cucina. A riportare rigore e compostezza all’Ariston ci ha pensato subito Milva che, bontà sua, ha duettato con Enrico Ruggeri restituendo energia e vigore espressivo al polpettone sul fallimento d’artista firmato Faletti. Caduta libera con Leda Battisti, che ha tentato l’impossibile facendosi accompagnare dalle coreografie di Sabrina Amato e del preferito dalle ragazzine, l’aitante ballerino Kledi Kadiu. Ha fatto bene Chiambretti in occasione della prima incursione di ieri dalla sala stampa, quando ha proposto il trailer dell’improbabile remake del film Notte al museo, doverosamente ribattezzato Notte al museo dell’Ariston. Delizioso e appropriato.

Simone Cristicchi e la toccante Ti regalerò una rosa rischiano dunque di vincere il Festival anche se ieri sera il contributo vocale di Sergio Cammariere è risultato una forzatura. Le note dolenti? I Facchinetti con la compagna di stecche Anggun, l’indifeso Concato, meglio assolo che in trio con Tullio DePiscopo e Michele Zarrillo, gli Stadio, Albano con i Cosmos, la poco intelligibile Nada con un’inutile Cristina Donà, e Mazzocchetti, il tenore emigrante, penalizzato dall’accostamento a un’Amii Stewart in naftalina. Meglio la Grè con Biondi, anche se non sarà certo quel duetto a cambiare il destino delle classifiche dei prossimi mesi, o i Velvet con il navigato Francesco Sarcina delle Vibrazioni, che invece di singoli ne venderanno, o ancora Paolo Meneguzzi e Nate James, teneri e innocui. E se l’anziano Dorelli ci ha regalato la presenza di uno dei più grandi talenti jazz del Bel Paese, il travolgente Stefano Bollani, gli Zero Assoluto, in gara con una canzoncina leggera leggera quanto la trionfale Svegliarsi la mattina, hanno riportato in Italia Nelly Furtado, una bellissima delle pop-chart planetarie. A questo punto una domanda: cosa può aver spinto la folkloristica Tosca, la pur brava Ruggiero, spalleggiata da due cori di montagna, e il garibaldino Paolo Rossi, meno agitato – e più spocchioso (!) – di mercoledì, a proporsi al festival della canzone italiana? L’invito di Baudo e tanta superbia. Troppa.

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