Benigni attacca Berlusconi. E rende omaggio all’omosessualità.

Roberto Benigni, classe 1952
Finalmente un po' di swing. Grazie a Renga, che se forse non ha scelto la canzone giusta, vanta un primato sui concorrenti che l’hanno preceduto: sa cantare. E grazie al ciclone-Benigni, che irrompe sul palco del teatro Ariston come un fulmine a ciel sereno. Al Premio Oscar per “La vita è bella”, si sa, piace scaldarsi con l’attualità, la politica, il sesso. E qualche istante dopo aver pronunciato le fatidiche parole “Non voglio parlare di Berlusconi, si rivolge al presidente del Consiglio, e gli dice: “Silvio, diventa un mito e fa’ come Mina: sparisci”. Una battuta, questa che poche ore dopo diventerà oggetto di una denuncia alla magistrature contro la Rai annunciata dal presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri. La vera sorpresa, tuttavia, è un’altra. E’ una missiva toccante di Oscar Wilde all'amato che “Il piccolo diavolo” del cinema italiano recita con grazia e misura impareggiabili, restituendo così dignità mediatica all'omosessualità sullo stesso palco sul quale Povia canterà la controversa “Luca era gay”.

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