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Futuro e lavoro: sempre più web per trovare occupazione

Nel 2014 "solo" il 10% ha utilizzato internet per collocarsi

Futuro e lavoro: sempre più web per trovare occupazione

Sembra un dato positivo ma noi abbiamo sottolineato un "solo" nel sottotitolo: sicuramente in quel 10% di smanettoni che hanno usato la rete per cercare lavoro c'è il 100% di realizzazione. Siamo pronti a scommetterci ed anche sul fatto che il dato avrà un impennata esponenziale quest'anno e nel futuro prossimo.

Basta code e fenomeno di transumanza verso le inutili fiere del lavoro per raccogliere nuove illusioni ed alimentare lo sconforto: per la Generazione 2.0, ragazzi con meno di 30 anni cresciuti con Internet, il lavoro si cerca (e trova) via web. 

Secondo un’indagine della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro, presentata in occasione della Summer school di Treia (Macerata), le Piccole e medie imprese guidate dagli under35 privilegiano, ormai, gli affari online. Si legge nel documento, il web «diventerà l’asset più importante per le azioni di promozione» di se stessi e del proprio business; il percorso è già avviato, poiché il cosiddetto sistema R.E.D. (Rete, Export e Digitale) ha influenzato specialmente nel triennio 2013-2015 le scelte delle microimprese e dalle Pmi e «permesso di comprendere quali saranno le leve future» dei vari comparti dalle quali i professionisti «dovranno ripartire per acquisire nuove competenze ed abilità da mettere a disposizione» delle realtà produttive.  

Nel frattempo, i giovani al vertice delle aziende mostrano di saper utilizzare al meglio le potenzialità degli strumenti digitali per la comunicazione: il 65 per cento intraprende l’attività curando la presenza in Rete, facendo conoscere prodotti e servizi tramite un proprio sito e affidandosi ai social network (più Facebook, che Twitter), e garantisce la vendita online.

Nel frattempo, fra i segnali di ripresa della nostra economia si segnala una escalation di persone interessate a lavorare, e per quelle con un titolo di studio più elevato le chance sono superiori, visto che «il tasso di disoccupazione dei laureati nel 2014 è del 7,8 per cento», ossia «quasi 9 punti percentuali in meno» rispetto a quello di chi vanta solo la licenza media. 

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