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Candy Crush un successo tutto italiano

Riccardo Zacconi, Ceo di King Digital, ha venduto la sua startup che ha sviluppato Candy Crush per 6 miliardi

Candy Crush un successo tutto italiano

"Adesso sogno di tornare in Italia e creare un fondo per startup digitali" questo il desiderio di Riccardo Zacconi, 48 anni, che ha appena venduto la sua azienda King Digital Entertainment per 5,9 miliardi di dollari al colosso americano di videogiochi Activision. Una delle più grandi acquisizioni nell'industria dei giochi coinvolge così un italiano, che in 12 anni ha costruito un impero a Londra. Candy Crush, il gioco più popolare lanciato da King, ha 480 milioni di giocatori attivi ogni mese, da oltre 200 Paesi.

Imprenditore seriale non nuovo ai successi, Zacconi ha lasciato l’Italia nel 1991 ha lavorato qualche anno in colossi della consulenza tra cui Boston Consulting in Germania e nel ’99 ha lanciato con dei soci la startup svedese Spray, portale nel quale i contenuti si fondono ai giochi e viceversa. Acquisisce Clarence che pochi anni dopo vende a Lycos, motore di ricerca statunitense a quel tempo in competizione con Yahoo. Lavora poi a Londra per la californiana Benchmark Capital, una delle società di venture capital più importanti al mondo, fonda uDate, una delle prime società di dating online. È in quel periodo che riprende contatto con vecchi amici e soci svedesi con cui decide, nel 2003, di fondare King.com, portale dedicato al gaming online in tutte le sue forme. Una società che ci mette poco a fare il boom: ricevuto in breve tempo un grosso investimento con la società valutata 70 milioni di euro dopo soli 2 anni. Nel 2012 lancia Candy Crush, il suo maggiore successo, anche su mobile.

In una intervista a IlSole24ore Zacconi dice: "Per farcela? Devi portare a bordo le persone migliori che conosci. Avere pazienza, lavorare sodo e non mollare mai. Io non ho mai pensato di mollare, nonostante le difficoltà. Non immaginavo di arrivare fino a qui. Non sono partito pensando in grande. Ho fatto un passo alla volta, passando da un obiettivo all'altro. Da un'opportunità all'altra".
Se fosse rimasto in Italia ce l'avrebbe fatta? "Non è il luogo che fa una grande impresa, ma il suo team. Noi eravamo sei ragazzi senza soldi. Ma avevamo imparato il mestiere. E avevamo voglia di fare. Certo l'Italia deve investire di più nel digitale. Sto combattendo per questo. Chiedo spesso a grandi aziende come Google, Facebook e Apple di aprire scuole di computer e strutture di sviluppo del digitale nel nostro Paese. Ma non sono contrario alla fuga dei cervelli. Andare all'estero è fondamentale per imparare. Chi vuole fare un'impresa tecnologica deva andare nella Silicon Valley, a Londra, in Germania. Bisogna lavorare per Google, per Facebook, per King. Imparare tutto e poi uscire. Costruire un team di persone con esperienza e realizzare il proprio sogno d'impresa".

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