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Non è più tempo della Silicon Valley per le startup

Bisogna essere pronti per la Silicon Valley e si affaccia Lisbona come nuova frontiera per i nuovi imprenditori

Non è più tempo della Silicon Valley per le startup

La Silicon Valley è una valle estremamente costosa e selettiva ma è assolutamente il posto migliore al mondo per raccogliere tanti capitali in tempi brevi e massimizzare le probabilità di essere acquisiti.

Però torniamo ai costi ed all'effetto selezione.

Costosa (assurdamente) perché il costo della vita è alle stelle e la competizione per i talenti è infuocata. È dura per una startup portare a bordo ingegneri che hanno in mano una quindicina di offerte, tra cui Facebook, Twitter e Google. Il tutto pagando oltre tremila dollari al mese di affitto.

Selettiva perché, se è vero che ci sono molti capitali (è la valle dei “money trees”), ci sono anche una infinità di startup in competizione per aggiudicarseli. E, tra queste, parecchie sono di livello molto alto. E, per chi viene da fuori, la barra è ancora più alta perché non si conosce bene l’ambiente e le regole del gioco.

Un'alternativa concreta per gli europei non è per niente lontana e si chiama Lisbona.  

Lo snellimento burocratico è uno degli aspetti cruciali. Per far crescere un ecosistema, altro elemento fondamentale è quello di essere in grado di attirare talenti dall’estero. Qui l’ambiente internazionale e cosmopolita di Lisbona, certamente aiuta: alta qualità della vita, costi di alloggio e vitto di molto inferiori a Londra o Berlino, abbondanza di persone che parlano inglese, abituate a dialogare con gli stranieri, sono tutti fattori che pesano, in positivo.

Ma c’è di più: alla fine del 2009, il Portogallo ha introdotto un regime di tassazione agevolato per “ non residenti abituali”. In sintesi, purché siano soddisfatte alcune pre-condizioni, come l’aver vissuto in Portogallo per più di 183 giorni in un anno, o possedere una casa lì, si ha diritto per dieci anni a un’aliquota di favore, indipendente dal guadagno, del 20%.

Invece della normale imposta progressiva sul reddito, che può arrivare fino al 42%. Un ottimo amo per attirare facoltosi investitori che intendano aprire una filiale o una sede vera e propria sulle sponde del Tago.

Lo scorso novembre, ad esempio, la startup Uniplaces, piattaforma che aiuta gli studenti universitari a trovare alloggio, ha raccolto ben 24 milioni di dollari da Atomico e altri fondi europei molto importanti.

Un’altra startup, Unbabel, che punta a rivoluzionare il processo di traduzione usando un misto di intelligenza artificiale e contributo umano, ha raccolto soldi da, fra gli altri, Google Venture e YCombinator. Fra le altre startup che merita menzionare, ricordiamo Codacy, Talksdesk, Veniam, Seedrs, FarFetch. Quest’ultima è addirittura un “ unicorno”, ossia vale più di un miliardo di dollari, ma si esita a considerarla davvero portoghese dato, che pur essendo il fondatore originario del Paese, è nata ed è cresciuta a Londra.

È il destino, del resto, di molte startup lusitane: anche quelle che vengono lanciate in patria, una volta raggiunta una certa massa critica, sono costrette a spostare il quartier generale altrove; magari mantenendo il reparto ricerca e sviluppo in Portogallo, come ha fatto ad esempio Veniam. Non è un dramma, e non succede certo solo in Portogallo.

Fonte: Federico Guerrini - http://www.ilsecoloxix.it/

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