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Quattro motivi per cui i matrimoni non funzionano

A volte se un’unione è in crisi può anche essere colpa del web. Ecco perché…

I matrimoni oggi non funzionano

È probabilmente la classica domanda da un milione di dollari: perché i matrimoni spesso non funzionano?  Un’unione felice è ancora il sogno di tanti, ma al mondo non ci sono mai state così tante coppie divorziate come nella nostra epoca, così come coppie infelici che più che vivere sopravvivono cercando di tenere a galla qualcosa. Perché i nostri nonni e genitori riuscivano a restare insieme, nonostante le difficoltà che una coppia normalmente incontra? Cosa sta succedendo alla nostra società?

Una prima verità sta nel fatto che prima le relazioni richiedevano azioni concrete per incontrarsi, stare insieme, parlare: adesso ci sono i social media ed è molto semplice buttare anche l’amore nel tritacarne dei rapporti resi fin troppo superficiali dai gadget tecnologici. Purtroppo i social network sono solo uno degli elementi che hanno condotto la nostra società al declino del matrimonio. Anche altri ci fanno pensare che non siamo preparati per gestire i matrimoni.

Ecco quattro dei motivi responsabili.

I soldi non fanno la felicità. Sicuri?

Oggi, a differenza di parecchi anni fa, è difficile far quadrare il bilancio familiare, soprattutto a vent’anni e soprattutto in un periodo di crisi. Il problema economico divide immancabilmente e spesso si è troppo occupati a pagare conti e a preoccuparsi piuttosto che a godersi davvero la vita. Inoltre, si devono affrontare ristrettezze che rendono poco romantica la vita di coppia: cene al ristorante e vacanze inesistenti, regali che scompaiono a ogni anniversario. Come se non bastasse, i paragoni con le vite altrui, che viste dal filtro dei social network sembrano perfette e inarrivabili  anche se così non è, creano un senso di disagio generale.

Siamo sempre più connessi e sempre più disconnessi al tempo stesso

Quante volte abbiamo detto solo con un veloce messaggio al partner di aver prenotato al ristorante? O mandato dei fiori tramite un’App? Cercato mobili per la casa dal computer dell’ufficio? I rapporti reali sono sempre più rari e la tecnologia ci sta fagocitando. Viviamo le emozioni attraverso un mondo digitale e colorato, ma così facendo ci perdiamo la vita al di fuori dello schermo. Tutto è touch screen, eppure tra noi non ci tocchiamo. Si litiga per una frase scritta male o un post di troppo, senza avere la minima idea di cosa l’altra persona volesse realmente intendere.

Cerchiamo più attenzione che amore

I social network hanno dato a tutti la possibilità di essere famosi. Sapere che la fama può conquistarsi con un selfie è una grande tentazione, ma l’effetto immediato è solo quello di ricevere gratificazione dagli estranei. Privilegiamo la quantità dei commenti e non più la qualità: i complimenti della persona che amiamo diventano nulla rispetto a quelli di una massa di sconosciuti ma in massa. Togliamo tempo all’amore, lo diamo per scontato, mentre inseguiamo qualcosa di futile e non necessario.

I social media lanciano un messaggio di disponibilità

Trascurando la privacy, facciamo tutto per il web. Rendiamo pubblici i luoghi dove andiamo, le persone che incontriamo, tutto ciò che facciamo, senza preoccupaci di quanto questo possa dare fastidio al nostro partner. Il problema non consiste nel postare, ma nel saper riconoscere quando si esagera. È come se invitassimo degli sconosciuti in casa nostra, a mettere il naso nelle nostre vite e li autorizzassimo ad ammirare il nostro guardaroba, il nostro divano, la nostra macchina, la nostra vacanza. Il matrimonio non resta più esclusivo e intimo, ma diventa una relazione collettiva (come insegnano alcune star) ad altrui consumo.

Ciò che conta in una relazione è la capacità di saper mettere al primo posto chi amiamo e di apprezzare ciò che la persona accanto a noi è in grado di darci ogni giorno. La nostra società sembra aver posto dei limiti sulla strada della vita (felice) di coppia, sacrificandola nel tempo di un click per ricercare il piacere fittizio della gratificazione digitale. Un riconoscimento più semplice, basato su esteriorità e apparenza e distante dalla nostra interiorità: la parte più intima che affidiamo all’altro e con cui è più difficile convivere e andare d’accordo.

È semplice elogiare su un social cravatte di seta o rossetti scarlatti, ma chi ci ama è in grado di apprezzare anche la nostra bravura e perfino la nostra unicità mentre piangiamo perché siamo giù di morale, perché stiamo in pigiama tutta la domenica, perché urliamo durante i litigi o non rispondiamo mai al telefono perché distratti. Questo è amore, che per molti spesso è messo in secondo piano dal bisogno di fama e dell’insicurezza derivata dal confrontarsi costantemente con la propria immagine sul web.

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