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Perché aver fiducia nel karma (e non nel fato)

Dar la colpa al destino per quel che ci accade è solo un alibi. Ed è anche una strategia perdente.

Perché aver fiducia nel karma (e non nel fato)

Moltissime persone sono convinte che il destino giochi un ruolo strategico nelle nostre vite. Sbagliato. Oppure ci sono quelli che credono fermamente nel karma e nel “chi la fa l’aspetti”. Giusto. Nulla di più vero. Certo, la visione romantica del fato e del destino, della vita che va come deve andare (lo cantava anche Max Pezzali) è molto bella, ma non è una strategia lungimirante. Ed è sbagliato, tra le altre cose, utilizzare i due termini accostandoli uno accanto all’altro. Ecco perché.

Karma

Il karma si basa fondamentalmente su un assunto di base: il principio causa-effetto. Definizione “wikipedica”: legge secondo la quale questo agire coinvolge gli esseri senzienti nella fruizione delle conseguenze morali che ne derivano. Tradotto: se fai bene generi bene, se fai del male ricevi male. Il vecchio “chi la fa l’aspetti” insomma. O “quel che semini raccogli”. Il karma funziona. Sempre. Pensare al karma prima di agire è una strategia utile non solo perché ci spinge ad agire coscienziosamente, ma ci aiuta a essere persone migliori. Funziona sul lavoro, funziona in amore, funziona con le amicizie: vivere secondo questa filosofia significa agire secondo le proprie convinzioni ma con rispetto, senza scavalcare nessuno e secondo i principi della correttezza. Ciò che genera è stima, fiducia e rispetto reciproco: i punti più importanti quando si parla di rapporti interpersonali, che guarda caso sono quelli che muovono il mondo. Tutto ci ritorna indietro: volete vedervi arrivare addosso una scarica di energia positiva o di guai? A voi la scelta. Si paga tutto: prenderne coscienza è una caratteristica che esprime intelligenza.

Destino

Se Larry Page e Sergey Brin (fondatori di Google) avessero creduto nel destino, non si sarebbero chiusi in una cantina per creare la macchina più potente del web: questo sarebbe successo da sè, perché il mondo prima o poi avrebbe avuto bisogno di un gigantesco archivio digitale. Seguendo questo ragionamento, oggi Google sarebbe Google? No. Sarebbe uno dei tanti motori di ricerca esistenti. In breve: credere fermamente nel lasciar scorrere gli eventi può portare al tragico errore di crederci troppo e lasciarsi trasportare in loro balia. Non c’è niente di scritto nelle stelle quando si tratta di vita quotidiana. Bisogna gettare le basi per raccogliere, in qualsiasi aspetto della vita (guarda caso, un concetto molto più simile a quanto spiegato dal karma), i frutti del lavoro. Non ha senso aspettare cose che non esistono: il principe azzurro o una promozione si ottengono dando qualcosa e pretendendola solo dopo (com’è possibile trovare un partner focalizzandosi su quello che vogliamo noi e non su quello che vuole l’altro, magari passando un intero appuntamento a guardare lo schermo del telefono dopo aver parlato un’intera sera senza ascoltare?). Il destino gioca brutti scherzi: ci fa credere di essere avverso in alcuni momenti, in realtà è un palliativo per non darci la colpa. Se qualcosa va male, potevamo applicarci di più. Punto e basta.

Sintesi

Questa non è certo una lezione di vita, ma solo un piccolo e amichevole promemoria: se ti impegni, alla fine ce la fai. Semini ciò che raccogli, e il karma è qui per ricordartelo.

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