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Utilizzi Facebook in ufficio? Puoi essere licenziato!

Si tratta di “assenteismo virtuale”, si rischia il licenziamento per giusta causa.

Utilizzi Facebook in ufficio? Puoi essere licenziato!

Se trascorrete del tempo sui social network durante il vostro orario di ufficio state molto attenti perché rischiate di venire licenziati. Nell'era social infatti sono aumentati a dismisura i licenziamenti disciplinari per giusta causa per i dipendenti fannulloni che passano tempo su Facebook, Twitter e Instagram invece di lavorare. Si tratta di un utilizzo improprio dei social network; “tutti i casi di riducono a due gruppi: il primo è l'assenteismo virtuale, e cioè 'sono in ufficio ma non sto lavorando perché sto andando su Facebook utilizzando gli strumenti forniti dal mio datore per lavorare'” spiega Aldo Bottini, presidente dell'Agi (avvocati giuslavoristi italiani), “il secondo gruppo riguarda le violazioni dell'obbligo di fedeltà e riservatezza imposte al lavoratore dal codice civile; i casi di diffamazione, ingiuria e discredito dell'impresa sono i classici esempi”. In altre parole se si parla male della propria azienda sui social il rischio licenziamento è in agguato, inoltre bisogna stare molto attenti a quello che possono vedere gli altri: “La divulgazione di notizie e foto che devono rimanere riservate rientrano nell'obbligo di riservatezza. Un esempio? Un lavoratore che ha postato foto che lo ritraggono sul posto di lavoro accanto a dei prototipi” sottolinea Bottini, “Il dipendente ha creato danno all'azienda e favorito la concorrenza e quindi è stato licenziato”.

Il problema in questi casi è comprendere per bene il limite entro il quale è possibile utilizzare le tecnologie social. In caso di assenteismo bisogna quantificare il tempo effettivo in cui il dipendente è stato su Facebook e Twitter invece di lavorare, per quello che riguarda invece gli obblighi di fedeltà e riservatezza la questione è molto più complicata. “L'ho detto solo agli amici” è la difesa che molti dipendenti utilizzano dopo essere stati accusati di aver violato gli obblighi, ma questo non basta, “Molti giudici distinguono anche in base alle impostazioni privacy stabilite dall'utente, ma anche se ho impostazioni molto restrittive, lo strumento è per sua natura di massa con una diffusione incontrollabile”. Per evitare questi problemi è bene che l'azienda stipuli degli accordi sull'eventuale controllo del lavoratore, senza violare la privacy:Se sono pc aziendali la verifica è possibile a due condizioni: la prima è che sia stabilito da una policy aziendale con regole chiare e comunicate a tutti. La seconda è che si devono rispettare i principi della legge sulla privacy, di pertinenza e proporzionalità. Se il lavoratore ha accesso a internet ma non è necessario il suo utilizzo per fini lavorativi, l'azienda può controllare gli accessi e il tempo passato online, ma non quali pagine sono state visitate dal dipendente” afferma l'avvocato.

Insomma cercate di evitare i social network sul posto di lavoro, vi eviterete molti potenziali guai perché il pericolo di essere colti in fallo è alto.

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