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Kidzania, il parco giochi dove i bambini lavorano

“Superate questa linea, diventerete adulti” recita l'ingresso del parco. Ed è un enorme successo.

Kidzania, il parco giochi dove i bambini lavorano

I bambini hanno un solo desiderio, quello di giocare. E mentre giocano fingono di essere qualcuno, immaginano di fare qualche particolare mestiere e si mettono alla prova. Alla base di questa idea c'è Kidzania, una catena di parchi gioco che si trova in tutto il mondo e che fa divertire i bambini facendogli fare i mestieri da adulto.

Si tratta dell'espressione massima dell'”edutainment”, una crasi tra education ed entertainment, che si può tradurre con “imparare divertendosi”, dove i bambini dai 4 ai 14 anni sperimentano, giocando, lavori che spaziano tra il dentista e il cuoco, dal meccanico al pompiere (il più gettonato), dal giornalista al banchiere. Tutto è fatto per essere il più realistico possibile. All'entrata del Kidzania di Lisbona, che assomiglia al check-in di un aeroporto, c'è il vero muso di un aeroplano che si trova nella parete ad esempio.

I bambini, una volta che svolgono il loro “lavoro”, vengono anche pagati con la valuta locale, il “kidzo”, con la quale si possono comprare giocattoli e snack, oppure possono depositarli e utilizzarli in futuro in uno dei 24 parchi tematici sparsi nei 20 paesi del Globo. “Insegniamo il valore dei soldi e dell'indipendenza” spiega Xavier Lopez Ancona, il fondatore di Kidzania. E i genitori? Non ci sono, o meglio, sono relegati in una stanza dove possono seguire i propri figli tramite un sistema Gps. È compito dei dipendenti di Kidzania infatti accompagnare i bambini nello svolgimento delle attività lavorative.

Nonostante il grande successo della catena Kidzania è oggetto di numerose polemiche a causa dell'utilizzo di alcuni sponsor. All'interno dei parchi tematici infatti molti dei mestieri, in realtà quasi tutti, sono sponsorizzati da diversi marchi. Se si vuole provare a fare la cassiera al supermercato ci si troverà da Lidl, se si vuole sperimentare il mestiere del banchiere ci ritroveremo in una banca Hsbc, per imparare a fare la pizza invece ci si troverà in una rivendita di Domino's. Secondo molti educatori queste sponsorizzazioni porterebbero a creare dei giovani consumisti. “I brand sono un acceleratore di realtà. I nostri parchi si limitano a riproporre ciò che i bambini sperimentano già nella vita di tutti i giorni” spiega Lopez Ancona, “I nostri introiti arrivano per metà dai biglietti e metà dagli sponsor. Senza i brand non potremmo esistere” sottolinea Marta Amorim, addetta al marketing.

In futuro Kidzania potrebbe arrivare anche in Italia: “Non abbiamo ancora un accordo ufficiale, ma stiamo sondando il terreno per aprirne uno a Milano o Roma” ha detto il fondatore. A giudicare dal successo planetario, 400 milioni di euro di fatturato, 9 mila dipendenti e 42 milioni di visitatori ogni anno, potrebbe essere un'ottima mossa di marketing per introdurre al mondo del “lavoro” anche i bambini italiani.

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