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Smart working sempre più ambito dagli italiani, ma le aziende non sono al passo

Flessibilità oraria, lavoro da casa e formazione: ecco le nuove frontiere alle quali puntano i dipendenti.

Smart working sempre più ambito dagli italiani, ma le aziende non sono al passo

Lavorare da casa? A chi non piacerebbe? Effettivamente, a tutto il popolo italiano sembra una delle mete principali alla quale ambire. Peccato che le aziende della Penisola non sempre siano in grado di garantirne la fattibilità.

A dimostrarlo è lo studio effettuato da ADP, società che opera nel campo della gestione delle risorse umane, dal titolo “La forza del lavoro in Europa”. Secondo la ricerca, due terzi dei dipendenti opera quotidianamente da un luogo di lavoro fisso, ma l’aspirazione del 40% degli intervistati sarebbe quella di poter lavorare da casa senza recarsi in ufficio. Solo il 13,5% dei dipendenti lavora effettivamente in remoto. Per quanto riguarda gli orari, invece, il 58% degli italiani deve rispettare orari fissi, a dispetto delle preferenze di oltre un terzo degli intervistati, che sarebbe più favorevole a una combinazione di orari fissi e flessibili, mentre il 22,5% gradirebbe totale flessibilità.

In Europa la situazione è varia: al primo posto l’Olanda, con il 20% dei lavoratori che operano da casa, e il 33% che dispone di orari completamente flessibili; all’ultimo, invece, la Germania, dove il 70% dei dipendenti svolge la propria professione da un luogo fisso. I colleghi spagnoli sono invece quelli col minor grado di controllo sugli orari di lavoro, col 65% che lavora seguendo orari fissi (e il 20% con orari flessibili). E in Italia? I numeri sono decisamente più bassi rispetto agli altri paesi: solo il 7,9% lavora in remoto mentre appena il 25,5% dispone di orari totalmente flessibili.

Necessario anche un aggiornamento sulle competenze e investimenti in tecnologia: in Italia è un lavoratore su tre a chiedere al datore di procurare laptop, software specifici, smartphone e tablet, mentre il 24,4% vorrebbe più assistenza con i nuovi dispositivi tecnologici. Soluzioni che, secondo Nicola Uva, direttore di marketing strategico presso la ADP Italia, contribuirebbero a far aumentare le possibilità di carriera e ad attirare i migliori talenti. “I datori di lavoro dovranno prendere in considerazione strumenti online, tra cui piattaforme di social media, per aumentare la collaborazione giorno per giorno e la condivisione delle conoscenze tra le squadre. In passato stabilità del lavoro significava ‘posto fisso’” - prosegue Uva, “Per i dipendenti di oggi, la stabilità significa invece avere una rete professionale estesa”.

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