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iGen: i ragazzi della nuova generazione. Più "connessi" e meno maturi

Lo studio di una psicologa americana mette in luce i cambiamenti dei giovani di oggi rispetto ai Millennial. Alla base del fenomeno una teoria evolutiva.

iGen: i ragazzi della nuova generazione. Più "connessi" e meno maturi

La chiamano iGen, o meglio, a definirla così è stata una psicologa statunitense. Con questo termine l’esperta, Jean Twenge, docente presso la San Diego State University, ha voluto indicare la nuova generazione di adolescenti tra i 13 e i 19 anni.

Il profilo dei giovani iGen? Ebbene, preferiscono i videogiochi ad un’uscita al pub, sono poco interessati a bere alcolici, a prendere la patente, e persino le prime cotte sono ritardate di qualche anno. Insomma tutto per loro, sembra poter aspettare ancora un po’. Non fremono dalla voglia di crescere e di diventare adulti. Quella stessa voglia che negli anni ’90 si sarebbe tradotta in una quasi ingestibile seppur passeggera ribellione. I giovani della iGen, invece, non sembrano preoccuparsi molto del tempo che passa e, smartphone in mano, configurano tendenze e abitudini del tutto diverse dai Millennial, guardati sottecchi dagli adulti anni ’90.

Un quadro che emerge chiaro dagli studi della dottoressa Twenge che ha analizzato i comportamenti di 8,4 milioni di giovani americani che avessero un’età compresa tra i 13 e i 19 anni dal 1976 al 2016. I risultati sono poi confluiti in un articolo e in seguito in un più esaustivo libro dal titolo  “iGen: perché i ragazzi super-connessi di oggi stanno crescendo meno ribelli, più tolleranti, meno felici e completamente impreparati per l'età adulta”.

Il testo è strutturato in 10 capitoli, ognuno dei quali è dedicato ad uno dei comportamenti della iGen: il ritardo nel diventare adulti; il tempo trascorso su internet; la tendenza a incontrarsi virtualmente piuttosto che di persona; l'insicurezza come nuova crisi esistenziale; la perdita della religiosità; l'isolamento sociale; la sicurezza economica garantita dalla famiglia; sesso, matrimonio e bambini, scelte sempre più ritardate; tolleranza verso le minoranze; il disinteresse per la vita politica.

I risultati fanno emergere un ritardo dei comportamenti dei giovani della iGen, rispetto alla precedente: "I 18enni di oggi - spiega la docente di psicologia - hanno comportamenti simili a quelli dei 15enni degli anni Settanta. A partire dal 2000 si assiste a un crollo continuo nel numero di adolescenti che fanno cose considerate delle pietre miliari per entrare nella vita adulta. Intorno al 2010 i 17-18enni uscivano per appuntamenti d'amore meno di quanto facessero i 15-16enni negli anni Novanta. Inoltre, se nel 1991 il 54% dei 17enni aveva avuto precedenti esperienze sessuali, nel 2015 la percentuale è scesa fino al 41%".

Una differenza si riscontra anche dal punto di vista lavorativo: se negli anni ’70 i ragazzi tra i 13 e i 19 anni che avevano fatto esperienze lavorative erano il 75%, quelli di oggi rappresentano solo il 54%. Un bene, invece, il ritardo nel desiderio di provare alcol. Tornando indietro di 40 anni, i giovani che provavano a bere erano l’82%, oggi solo il 64%.

Ma a cosa attribuire una tale inversione di tendenza? Di sicuro la tecnologia, smartphone e videogiochi hanno contribuito al cambiamento ma, secondo la psicologa, non è Internet la causa primaria. “Questo [fenomeno, ndr] infatti, è iniziato prima che il web fosse diffuso così capillarmente. A ogni modo, negli ultimi 5-10 anni gli smartphone possono avere accelerato la tendenza".

Dietro al fenomeno della iGen, piuttosto, vi sarebbe, a detta della Twenge, una teoria evolutiva: la cosiddetta Teoria della storia della vita che classifica la maturazione delle specie secondo strategie lente e strategie veloci. In sostanza "La teoria della storia della vita – ha raccontato l’esperta - fa affermare che una strategia di vita lenta sarà più probabile in un ambiente sicuro, dove le persone hanno meno figli e persone che vivono più a lungo. Queste si aspettano che i loro figli mettano su famiglia più tardi e che la loro formazione duri più a lungo. E questa è una bella descrizione dell'ambiente odierno". Infatti dopo gli anni 2000 i giovani hanno vissuto in ambienti più agiati, “hanno iniziato a sentire come meno pressanti le urgenze dettate da un orologio biologico formatosi in tempi più primitivi".

La colpa quindi non è tutta della tecnologia ma potrebbe esserlo del progresso in genere e dell’innalzamento degli standard qualitativi della vita.

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