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Guadagnare meno dei propri genitori? Una realtà a cui i giovani italiani si sono rassegnati

Retribuzioni sempre meno adatte alle qualifiche professionali portano i giovani italiani a non cercare più lavoro

Guadagnare meno dei propri genitori? Una realtà a cui i giovani italiani si sono rassegnati

Sembrerebbe proprio che in Italia non si voglia far crescere i giovani, e non sto parlando di quelle mamme che vorrebbero i loro figli sempre piccoli e vicini, ma del mondo del lavoro che sembra proprio non dare le opportunità che i giovani cercano.

Ma cosa li scoraggia? Prima di tutto la retribuzione, inadatta alle proprie competenze. I salari italiani sono tra i più bassi in Europa, si pensi che in Germania la retribuzione da primo impiego è di 46.800 euro lordi, in Italia invece di 26.269 euro per i non laureati e 30.496 euro per i laureati: 16.000 euro di differenza. Scoraggiante.

Un’indagine di Monster, portale di ricerca lavoro, ha rivelato che il 50% dei giovani italiani pensa di guadagnare meno delle generazioni precedenti: meno dei propri genitori.

Un disagio che nasce dal problema di una retribuzione inadatta rispetto alle qualifiche, una questione che non fa che creare uno scoraggiamento che porta i giovani a non cercare più attivamente un lavoro. Un’indagine dell’Istat mostra, infatti, un tasso di «mancata partecipazione» (la quota di chi è disponibile a lavorare, ma non si muove in autonomia) cresciuto del 9,5% tra 2007 e il secondo trimestre 2017, arrivando a toccare il 26,1% nella fascia 25-34 anni.

Certo non è solo questione di pessimismo. Lavorare oggi è veramente più difficile.

Le opportunità sono diminuite, soprattutto per i lavoratori qualificati, fenomeno che spinge i ragazzi a non cercare più un’occupazione.

Come racconta Giovanna Fullin, professoressa di Sociologia e ricerca sociale alla Bicocca di Milano, in questa situazione si rischia di creare un vuoto pericoloso tra prospettive di carriera e il blocco della ricerca di lavoro.

«Il problema grosso riguarda la scarsità di occupazione per le risorse qualificate. I giovani che hanno investito in formazione non trovano impieghi all'altezza e preferiscono bloccarsi. Le opportunità qualificate si sono ridotte e la mancanza di prospettive scoraggia. Rispetto ai genitori si trovano condizioni di ingresso più difficili, è qualcosa che si è modificato nel tempo. Anche la precarietà negli ultimi decenni ha finito per colpire le risorse più qualificate. Un tempo non succedeva».

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