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Riccione: fa un “live” social degli ultimi momenti di vita di un ragazzo, invece di soccorrerlo

Vittima di un incidente viene ripreso e mandato sui social da un suo coetaneo che, al posto di chiamare i soccorsi, fa una diretta su Facebook

Tragedia a Riccione: riprende e manda “live” gli ultimi momenti di vita di un ragazzo

L’ennesima tragedia sulle strade, questa volta ancora più macabra perché mandata in diretta sui social.

Sono le 4 del mattino a Riccione, un ragazzo a bordo del suo scooter perde il controllo e si schianta contro un albero a due passi da casa. È il 23 di ottobre.

La vittima ha solo 24 anni, la stessa età del ragazzo che, avendo visto un corpo per terra, si avvicina e comincia a riprendere mandando in diretta Facebook gli ultimi tragici momenti di vita del ragazzo.

«Se guardate questa diretta, chiamate i soccorsi. C’è sangue, speriamo si salvi».

Queste le sue parole mentre Simone è agonizzante a terra, non può muoversi, reagire, non può neanche sentire l’affetto dei genitori, lontani per una vacanza dopo un’estate di lavoro, ignari di una sorte terribile che gli sta per strappare via un figlio.

A Postare il video e le foto un amico di Andrea. La diretta è macabra: un giovane costretto a condividere col mondo dei social la sua morte. E per cosa poi? Qualche like in più? Difficile da accettare, soprattutto sapendo che Simone non ce l’ha fatta.

Il responsabile della vicenda è un esperto d’arte e candidato alle comunali della sua città. In poche ore la sua diretta è diventata un caso e Andrea il bersaglio del popolo del web, indignato per la storia. Tanti gli insulti, “sciacallo” la parola più gentile, maledizioni e parolacce si sprecano.

Andrea, al telefono con alcuni giornalisti, scoppia in lacrime:

«Stavo rientrando a casa quando, da lontano, ho visto qualcosa in mezzo alla strada. Ho poi capito che era una persona, a terra e mi sono fermato. Mi hanno detto che avevano già chiamato i soccorsi»

La domanda che ci viene spontanea è perché? Perché al posto di filmare la morte di un giovane Andrea non ha chiamato il 118?

«Ero sconvolto, sotto choc, volevo fare qualcosa per quel giovane a terra, mi hanno detto che non dovevo avvicinarmi, che stavano arrivando l’ambulanza e i carabinieri. Mi sono messo a filmarlo e a fare una diretta. Volevo condividere il mio dolore, mi sono sentito solo, nessuno che mi abbracciasse. Non cercavo lo scoop, giuro. Ora ho capito di aver sbagliato e chiedo scusa a tutti, alla famiglia soprattutto. Ma è anche colpa di questa società che vuole tutto in diretta e senza più valori. Ho chiamato in Vaticano per far dire una preghiera per Simone».

La polizia stradale ha aperto le indagini, sequestrato video e foto e chiuso il profilo della vittima.

La procura valuterà a breve se aprire un’inchiesta sull’autore della diretta. Le accuse vanno da procurato allarme, alla diffamazione degli operatori del soccorso, alla violazione della privacy dei parenti del defunto.

Queste storie fanno venire i brividi, prima di tutto pensando ai genitori della vittima, ma anche a quella confusione di valori e quella percezione della realtà così distorta in cui sembrano vivere i ragazzi.

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