“High Frequency Active Auroral Research Program” (H.A.A.R.P.), letteralmente “Programma di ricerca attiva aurorale con alta frequenza”. Un titolo curioso che, ancora una volta, tradisce il debole di
Matthew Bellamy per materie bizzarre come la vita extraterrestre, le cospirazioni e le visioni apocalittiche. Se infatti gli americani difendono il controverso progetto lanciato in Alaska nel 1993 definendolo un innocuo monitoraggio della ionosfera, Paesi come l’ex Unione Sovietica e la Cina gridano allo scandalo denunciando esperimenti che, qualora venissero usati per scopi militari e offensivi, potrebbero condizionare gravemente le condizioni meteorologiche delle aree colpite. E se
H.A.A.R.P. è dunque molto più di un semplice titolo, la nuova fatica dei
Muse è molto più di un semplice disco. E’ un prezioso cofanetto, disponibile anche in una confezione “deluxe”, contenente il Cd che documenta la memorabile esibizione dal vivo tenuta il 16 giugno del 2007 al Wembley Stadium di Londra, nonché il Dvd che mostra tutte le immagini dello spettacolo che
Bellamy,
Christopher Wolstenholme e
Dominic Howard regalarono all’audience del Regno Unito il giorno seguente.
La rockband britannica che con quattro album bestseller in bilico tra rock, hard rock, classicismi “progressive” e alchimie elettroniche, e soprattutto con l’incessante attività live glorificata da magazine eccellenti come NME e Kerrang!, ha conquistato le platee planetarie in poco più di un decennio, ha fermato ancora una volta il tempo imprimendo in
H.A.A.R.P. una delle sue migliori performance. Forse più di quella del 2004 al Festival di Glastonbury, esibizione funestata dalla sconcertante coincidenza della morte del papà di
Howard un’ora dopo aver assistito allo show, ma ricordata dagli stessi
Muse come
“la migliore delle nostre vite”. Il futuro?
Un nuovo album pronto per l’inizio del 2009 e prodotto dagli stessi
Muse, che rinuncerebbero così alla sicurezza di avere in studio
Rick Costey, “regista” dei bestseller
Absolution e
Black Holes & Revelation. Si dice che diversi brani, qualcuno influenzato dalla musica dance e altri accompagnati da sfarzosi arrangiamenti orchestrali, siano già stati scritti. Di certezze, invero, non ce ne sono.
“Potrebbe essere un album”, potrebbe essere una sequenza di singoli, o potrebbe essere solo una sinfonia di 50 minuti, capite che intendo? Chi lo sa..”. Insomma
Matthew Bellamy non si sbilancia, ma promette
“15 minuti di space-rock di assolo alla chitarra”.
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