Video intervista

Niccolò Fabi festeggia i vent'anni di carriera a 105 Mi Casa

Il cantautore romano celebra con un doppio album e un tour l'importante traguardo raggiunto. Di tutto ciò ha parlato a Max Brigante.


Niccolò Fabi festeggia i primi vent'anni di carriera con la raccolta speciale "DIVENTI INVENTI 1997-2017" (uscito lo scorso 13 ottobre) e con un tour celebrativo. Proprio di questo importante traguardo e del nuovo doppio album ha parlato durante la chiacchierata a 105 Mi Casa. 

"Sono ciò che avrei voluto essere", aveva detto Fabi prima di incontrare Max Brigante. Ma quanta sofferenza c'è stata per ottenere questo risultato? "Per sofferenza non si intende necessariamente essere affranti o addolorati - ha spiegato il cantautore romano -. È la consapevolezza che una delle cose più difficili da raggiungere è piacersi. Si dà per scontato che un artista che si presenta al pubblico abbia quella vanità legata semplicemente al fatto del 'non sai quanto mi piaccio, vorrei che tutti mi applaudiste'. In realtà non è sempre così. Spesso si scrive anche per cercare di piacersi e per capire meglio i propri difetti".

È quello che è successo con "Capelli", brano con cui vinse il Premio della Critica nella Categoria Nuove Proposte a Sanremo 1997 e lo fece conoscere al grande pubblico: "Non nacque per esaltare un mio vanto. Ma proprio per accettare una cosa che dall'esterno veniva giudicata come un aspetto da prendere in giro, da ridicolizzare, soprattutto ad una certa età".

Alla fine, però, l'obiettivo è stato raggiunto: "Questo ha fatto sì che il tentativo di accettarsi, e di riuscire musicalmente ad esprimere la mia sensibilità, non è stato semplice. La lunghezza di questo periodo lo ha reso complicato e tortuoso, ma ancora più gratificante adesso che sento che sono arrivato vicino a 'casa'". 

"DIVENTI INVENTI 1997-2017" include un doppio cd: nel primo sono state raccolte alcune versioni riarrangiate delle sue canzoni più famose; nell'altro, invece, sono state inserite alcune rarità, demo e provini. Fabi ci ha parlato dell'effetto che gli ha fatto riascoltare quelle vecchie registrazioni per scegliere il materiale: "È stata un'operazione, una chirurgica apertura del proprio passato, per cercare nei cassetti le fotografie sonore di come eravamo". L'obbiettivo era quello di "riuscire ad arrivare all'ultimo grado possibile di quella denudazione, cioè anche la pubblicazione di quei provini, che a volte dovevano rimanere nei cassetti, perché non avevano raggiunto la dignità musicale. Erano espressione di un altro modo di far musica, quello legato al divertimento di stare in studio per il piacere di suonare".

Non solo. Ci sono anche "canzoni che colpevolmente sono rimaste in quel cassetto. Spesso succede anche questo: l'artista non è in grado di giudicare lucidamente quello che fa. Poi canzoni che sono cambiate profondamente dalla versione del provino a quella del disco pubblicato, perché a volte non ci si sente sicuri di esprimere quella nudità che c'è quasi sempre in un provino e ci si sente più sicuri quando finisce nelle mani di un produttore o di un fonico". Tra queste rarità ci sono tutti questi interessanti episodi.

"È stato davvero importante per me per tracciare una riga alla fine di questi vent'anni", ha confessato chiudendo il discorso. 

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