Video intervista

La PFM a 105 Mi Casa: "I giapponesi hanno imparato l'italiano grazie ai nostri dischi"

Patrick Djivas e Franz Di Cioccio hanno presentato "Tattoos Emotional", il nuovo album di inediti del gruppo, a Max Brigante.


Patrick Djivas e Franz Di Cioccio della Premiata Forneria Marconi, meglio nota forse come PFM, hanno presentato a 105 Mi Casa "Emotional Tattoos". Dopo ben 14 anni, il collettivo formatosi a cavallo tra gli anni '60 e gli anni '70 dall'incontro tra Franz Di Cioccio, Franco Mussida, Flavio Premoli, Giorgio Piazza e Mauro Pagani, è tornato con un nuovo album di inediti, uscito il 27 ottobre scorso e balzato subito in testa alla classifica dei vinili più venduti.

Un progetto dalle sonorità internazionali che conferma, oggi più che mai, che la band non può essere racchiusa in vecchie e consumate etichette e che trova la sua ispirazione nella visione odierna del pianeta e nel rapporto musica-sogno. L'attuale formazione, oltre Djivas (basso) e Di Cioccio (batteria, percussioni e voce), Lucio Fabbri (violino, tastiera e chitarra), Roberto Gualdi (batteria), Alessandro Scaglione (tastiera, voce), Marco Sfogli (chitarra elettrica) 6mila concerti e Alberto Bravin (tastiere aggiuntive, chitarra acustica e voce).

"Volevamo raccontare anche delle storie - spiega Di Cioccio a Max Brigante -. Abbiamo fatto degli album strumentali abbastanza importanti e volevamo tornare ai brani in cui poter raccontare storie". Chi acquisterà "Emotional Tattoos" troverà nella custodia sia la versione in inglese, che quella in italiano. "Questo disco è partito come un disco internazionale - aggiunge Djivas -, È uscito in 35 paesi, per questo doveva essere in inglese. Secondo noi, però, mancava qualcosa. E allora l'abbiamo fatto anche in italiano. La cosa bella è che in tutto il mondo esce così, con le due versioni. In Giappone, ascoltano le versioni italiane. Sai quanti giapponesi ci dicono 'abbiamo imparato l'italiano grazie ai vostri dischi?", rivela il bassista. 

La tracklist è composta da dieci "veri" brani e una strumentale. "Ci abbiamo messo un anno e mezzo, sempre lavorando e suonando. Patrick mi cazziava per come cantavo in inglese perché lui lo parla benissimo", rivela ridendo Di Cioccio. In studio di registrazione la PFM si comporta come è solita fare sul palco: spazio all'improvvisazione e nessuno schema. "Non esiste la musica rigida secondo noi. Può esistere se hai 80 musicisti, situazione in cui si potrebbe creare confusione, ma se sei in cinque o sei no", dice Djivas.

Ma qual è il segreto che permette alla PFM di essere così attuale e originale? "Il segreto sono i concerti, sempre: non fermare mai la macchina dei concerti, anche quando si fanno i dischi. I nostri sono di minimo due ore e mezza", spiega Di Cioccio. Il collettivo ne ha fatti circa 6mila (!). "È una noia mortale fare un concerto moderno: tutti i giorni parte il computer e tu devi fare sempre esattamente la stessa cosa. Guardare i concerti di oggi sembra di guardare una trasmissione televisiva", osserva Djivas. "Il nostro segreto è che ogni concerto è diverso dall'altro. Non c'entra il nostro genere. È perché i tempi non sono fissati da quel benedetto computer". 

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