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Mark Ronson

Il video di "Uptown Funk" ft. Bruno Mars, le foto di tutti i leggendari "clienti" di Mr. Ronson.. e la chance di vincere Uptown Special l'album del momento!

Mark Ronson

“Uptown Special”, il tributo di Mark Ronson alla Grande Mela. E’ la New York degli anni Novanta, quando nei club più alla moda di Manhattan - il Club USA, il leggendario Webster Hall, l’elegante Nell’s, l’affollatissimo Joy.. - Mark Ronson “suonava” i dischi e i remix dei grandi dell’età d’oro del soul/r&b e dell’hiphop. Quelli che hanno sempre ispirato questo visionario dj, cantante e produttore di nuova generazione già scelto in passato da superstar del calibro di Adele, Duran Duran, Lily Allen, Robbie Williams, Christina Aguilera, Sir Paul McCartney e naturalmente Amy Winehouse, la compianta Amy Winehouse, a lui legata da un’affinità elettiva dalla quale scaturirono le gemme di “Back To Black” e altre canzoni, o cover, entrate nella leggenda. Fu proprio dopo la scomparsa di Amy, infatti, che Ronson incontrò Bruno Mars, il quale, dopo avergli regalato una rivisitazione memorabile di “Valerie” proposta dal vivo in occasione degli Mtv VMA del 2011, è diventato il protagonista dell’hit-single di lancio di “Uptown Special”, la gettonatissima “Uptown Funk”, smaccatamente ispirata a glorie soul/funk come Gap Band e Earth Wind & Fire. Ma in “Uptown Special” c’è molto di più..

Le stelle di “Uptown Special”. Il quarto capolavoro di Mark Ronson, tracklist in bilico tra passato (prossimo) e presente della musica nera, intreccia i contributi di autentiche leggende dell’arte e non solo musicali: c’è l’armonica del mitico Stevie Wonder, inconfondibile in una melodia ricorrente del disco (“Crack”), c’è il caustico rap di Mystical impegnato in un tributo al grande James Brown, c’è la voce eterea del frontman della band rock psichedelica dei Tame Impala, Kevin Parker, scelto per l’ipnotica “Daffodils” e altri due brani del disco, c’è il produttore pluridecorato Jeff Bhasker, già al fianco di Alicia Keys, KanYe West e altri assi hiphop/soul, e c’è lo scrittore preferito di Ronson, il premio Pulitzer Michael Chabon, che ha affiancato le stelle di “Uptown Special” nella stesura di gran parte dei testi. “A prescindere da come i miei gusti verso la musica e verso i dj-set si evolvano nel corso degli anni, torno sempre alla musica che mettevo nei locali hip-hop di New York verso la fine degli anni Novanta e primi anni 2mila”, ha raccontato Mark Ronson, “Biggie (Smalls, detto anche The Notorious B.I.G., ndr), Chaka Khan, Amerie, Boz Scaggs, Missy (Elliott), Earth Wind & Fire, N.O.R.E.: i loro pezzi facevano scatenare le piste da ballo. I club di New York erano pieni di ragazze, ragazzi, ballerini, spacciatori, rapper, modelle e skater che venivano essenzialmente per una ragione, ballare. Indipendentemente dal genere o dall’epoca alla quale apparteneva il pezzo, se era forte – se aveva una batteria potente e un’anima soul – la gente ballava. Prima degli smartphone, del tavolo riservato e delle leggi antifumo, la gente entrava nel locale, trovava il proprio posto e rimaneva lì tutta la notte, totalmente assorbita dalla musica. Con ‘Uptown Special’ ho voluto catturare la sensazione che ricordo di quelle serate a New York”. Missione compiuta.

 

 

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