I 10 peggiori esperimenti umani della storia

Quando la realtà supera la fantasia, ecco la top 10 delle brutalità che l'uomo ha compiuto nel corso della storia.

Gli esperimenti sugli esseri umani si sono svolti fin da tempi immemori. Quelli più crudeli di cui siamo a conoscenza risalgono però al secolo scorso.

Se non siete facilmente impressionabili, eccone 10 davvero crudeli:

1)    David Reimer. Il pene di David Reimer fu accidentalmente rimosso durante la circoncisione. A quel punto venne presa la folle decisione di riassegnare David al sesso femminile, passando i suoi primi anni di vita a cercare di fargli “accettare” questa sessualità che non gli apparteneva, anche con l’utilizzo di terapie ormonali e psicologiche. Tenuto all’oscuro di tutto, scopre la verità a 14 anni e si farà poi operare di nuovo per ricostruire il pene. Morirà suicida a 38 anni.

2)    Il piccolo Albert. Si tratta di un esperimento condotto nel 1920 da John Watson e da sua moglie Rosalie Rayner. La vittima fu un bambino di nemmeno un anno, soprannominato “piccolo Albert”, il quale venne, sulla scia degli esperimenti di Pavlov, venne messo davanti a un topo bianco e peloso. Al primo incontro, il piccolo Albert risultò tranquillo e incline al gioco. Nei giorni seguenti, quando il piccolo Albert cercava di interagire con l’animale, Watson e Rayner colpivano un grosso tubo di ferro con un martello, spaventando il bambino. Più i giorni passavano, più l’infante era terrorizzato, non solo quando vedeva l’animale, ma anche davanti a tutto ciò che era bianco e peloso, anche una maschera da Babbo Natale o un coniglio. Con questo esperimento, i coniugi Watson dimostrarono per la prima volta che la paura per qualcosa può essere indotta per condizionamento.

3)    La fossa della disperazione. Fa parte di una serie di esperimenti sulle scimmie realizzati da Harry Harlow negli anni Settanta. Si trattava di una camera verticale in acciaio inossidabile con pareti declinanti e pavimento arrotondato. In questa sorta di imbuto, Harlow imprigionò alcuni cuccioli di scimmia, nel totale silenzio e oscurità, per 45 giorni. Alla fine dell’esperimento, nelle scimmie fu riscontrato un trauma persistente, sfociato in depressione cronica, che compromise definitivamente il ritorno alla normale vita comunitaria.

4)    Il progetto MK Ultra. Si tratta di un programma della CIA per il controllo mentale, che iniziò negli anni Cinquanta e terminò negli anni Settanta. Le persone coinvolte (militari, prostitute, malati di mente) venivano obbligate a utilizzare molte tipologie di farmaci e droghe (tra cui l’LSD), oltre ad essere assoggettate alla manipolazione mentale. La CIA sperava così di creare la spia perfetta, rendendo le persone subcoscienti in modo da non rivelare nulla al nemico in caso di cattura, nemmeno sotto tortura.

5)    Studio sull’impotenza appresa. Nel 1965 gli psicologi Martin Seligman e Steven Maier svolsero un esperimento sociale su tre gruppi di cani. Gli studiosi scoprirono che gli animali a cui era stato impedito ripetutamente di evitare gli stimoli dolorosi, come una scarica elettrica, non erano in grado di riprendere i giusti atteggiamenti per evitarla anche quando venivano lasciati liberi di poterlo fare.

6)    La Terza Onda. Si tratta di un esperimento svolto nel 1967 da Ron Jones, professore di storia, atto a dimostrare le attrattive del fascismo. Jones coinvolse gli studenti del secondo anno della Cubberley High School di Palo Alto, in California, in un esperimento che prevedeva la creazione di un movimento chiamato, appunto, “La Terza Onda”. Lo scopo era convincere i suoi studenti della necessaria abolizione della democrazia. Introdusse il saluto nazista e un regime ultra-rigido e selettivo tra gli appartenenti al movimento. In 3 giorni, questo passò da 30 a 200 membri. 5 giorni dopo e in seguito ad episodi di violenza, Jones interruppe l’esperimento.

7)    L’esperimento di Landis. Nel 1924 il dottor Carney Landis, dell’Università del Minnesota, mise a punto un esperimento sulle espressioni facciali, per indagare quali sentimenti richiamino determinate espressioni del volto. Per farlo disegnò delle linee sui visi di alcuni suoi studenti, in modo da verificarne i movimenti dei muscoli, dopodiché li mise alla prova per suscitare in loro delle emozioni forti, come annusare ammoniaca o guardare immagini pornografiche. Il culmine lo raggiunse quando, per suscitare disgusto, gli chiese di decapitare un topo. Due su tre obbedirono alla richiesta. Lo studio di Landis aprì ad un’ulteriore scoperta: le persone, se messe nella condizione di dover prendere parte a un progetto o di essere costrette a obbedire a un leader, svolgono quanto richiesto senza particolari obiezioni, anche se quello che viene richiesto è un gesto crudele o sadico.

8)    Il progetto Aversion. Tra gli anni Settanta e gli Ottanta, durante l’Apartheid, i soldati omosessuali dell’esercito Sudafricano furono costretti a sottoporsi a operazioni chirurgiche per cambiare sesso. Ciò avveniva dopo aver tentato di “correggere” queste “tendenze” tramite elettroshock, cure ormonali e trattamenti medici: come se si trattasse di una malattia da curare. Si calcola che gli interventi furono circa 900, tra gay e lesbiche. Molte vittime di questo trattamento ne uscirono profondamente distrutte dal punto di vista psicologico e i suicidi furono numerosi.

9)    Esperimenti della prigione di Stanford. Si trattò di uno studio riguardante la risposta umana alla condizione di prigionia. Venne condotto nel 1971 da un gruppo di ricercatori capeggiati dallo psicologo Philip Zimbardo dell’Università di Stanford. 24 dei suoi studenti (tutti volontari) si suddivisero in guardie e prigionieri e furono reclusi in un finto carcere vicino all’Università. “Guardie” e “prigionieri” si adattarono velocemente a questi ruoli, tant’è che i primi svilupparono ben presto comportamenti sadici e crudeli, mentre i secondi – ridotti a meri numeri – svilupparono profondi traumi. La situazione precipitò e Zimbardo dovette sospendere in tutta fretta lo studio.

10) The monster study. Lo troviamo all’ultimo posto, ma non per brutalità. Si tratta di una ricerca riguardante lo studio della balbuzie nei bambini, condotta dal logopedista Wendell Johnson, professore dell’Università dell’Iowa nel 1939. Il dottore, con l’aiuto della sua studentessa Mary Tudor, coinvolse nell’esperimento ventidue orfani. Il medico era convinto che la balbuzie insorgesse per colpa della reazione delle altre persone agli innocui errori di pronuncia commessi. Divise i bambini in due gruppi e gli fece frequentare lezioni separate. Un gruppo svolgeva lezioni normali, mentre l’altro venne fatto precipitare in un vero e proprio incubo: Johnson voleva che gli undici bambini iniziassero a balbettare, correggendoli in modo maniacale al loro più piccolo errore, intimidendoli e facendoli diventare terribilmente insicuri. Alcune delle piccole vittime di Johnson rimasero talmente traumatizzate da non riuscire più a parlare correttamente, altri si rifiutarono addirittura di parlare per il resto della loro vita. Sei di loro vennero risarciti per il danno psicologico nel 2007 con una somma di 925.000 dollari.

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