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229 tartarughe marine salvate da una catena umana

Dai bambini ai turisti fino ai volontari del WWF, una comunità unita compie l'impresa estiva lungo la costa adriatica tra Ostuni e Casalabate

28 Settembre 2026

di Andrea Benatti

 

Torre Guaceto si conferma un rifugio sicuro per la tartaruga marina Caretta grazie a un’incredibile mobilitazione di oltre settanta persone, tra residenti, turisti e volontari del WWF, che si sono alternate giorno e notte dello scorso 24 settembre lungo la costa adriatica tra Ostuni e Casalabate.

Un’impresa che ha unito generazioni diverse, dal piccolo Marco di soli nove anni, rimasto sveglio fino all’alba per assistere all’uscita dei piccoli dal guscio, al settantacinquenne Pasquale, fino a coinvolgere persino una famiglia giunta dalla Repubblica Ceca per le vacanze e rimasta in Puglia più del previsto pur di offrire il proprio aiuto nei turni di guardia di tre o quattro ore.

Il bilancio finale reso noto dal Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, l’ente autorizzato dal Ministero dell’Ambiente, certifica che ben 229 neonati sono riusciti a raggiungere il mare. Durante i mesi estivi sono stati monitorati dieci eventi complessivi, che hanno portato alla schiusa con successo di cinque nidi, a quattro tentativi di deposizione interrotti e a un caso di uova non fecondate, con un monitoraggio costante sul campo iniziato con il primo nido del 30 giugno e proseguito ininterrottamente dal 13 agosto al 21 settembre.

Questo risultato segna un percorso di costante crescita per la riserva naturale, passata dai 102 nati del primo storico nido registrato nel 2024 ai cinque nidi seguiti nel 2025, fino ai sei registrati durante questa stagione.

Un segnale particolarmente positivo se si considera che nel resto d’Italia l’annata è stata decisamente più scarna, con il progetto europeo LIFE Turtlenest coordinato da Legambiente che alla prima settimana di agosto censiva meno di 280 nidi, contro i 600 dell’anno precedente: gli esperti chiariscono che si tratta di una flessione del tutto naturale legata al riposo biologico delle femmine tra una riproduzione e l’altra.

La sopravvivenza dei piccoli è stata resa possibile anche grazie a stringenti misure di sicurezza volte a evitare che venissero disorientati dalle luci artificiali di strada e stabilimenti: i Comuni di Brindisi e Ostuni hanno infatti emanato apposite ordinanze per vietare l’accesso alle spiagge interessate, spegnendo le insegne e sostituendo i macchinari per la pulizia meccanica del litorale con interventi esclusivamente manuali, una scelta adottata anche dal Consorzio Rosa Marina che rinforza la proposta avanzata da Legambiente per una protezione legale permanente dei siti di nidificazione.

Fonte: lindipendente.online