13 Marzo 2024
I pagamento in contanti inquinano
Secondo un sondaggio condotto da The European House – Ambrosetti sugli esercenti e riportato da IlSole24Ore, i pagamenti in contanti sarebbero una fonte di inquinamento per emissione di anidride carbonica.
Ma non solo: l’Italia, esattamente dopo la Germania, sarebbe al secondo posto per emissioni complessive di CO2 prodotte da questo tipo di pagamento, con oltre 160,8mila tonnellate, ovvero circa 2,7 kg per abitante.
Sempre secondo lo studio condotto dal gruppo che si occupa di consulenza strategica e ricerche, in Italia 2 esercenti su 10 non accettano ancora il cashless e solo una minima percentuale accetta pagamenti attraverso PayPal e Satispay; chi ha introdotto i pagamenti digitali, lo avrebbe fatto solo per non perdere il 26% dei clienti che richiede questo tipo di pagamento, percentuale che può salire fino al 60% se si tratta di clienti di negozi di abbigliamento, bar e alberghi.
Ma come può il denaro inquinare?
Per realizzare le monete occorre estrarre materia prima come rame, nichel e acciaio, consumando energia e depauperando risorse naturali, oltre a provocare emissioni di gas serra, mentre per le banconote è necessario abbattere gli alberi per ricavare la cellulosa.
Il trasporto necessario per distribuire il denaro è un altro fattore inquinante, a causa dell’impiego di carburante, così come lo smaltimento delle banconote usate, che prevede un ulteriore consumo di risorse.