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30 Ottobre 2025

Stardust, la startup che vuole raffreddare la Terra deviando i raggi solari

Progetto ambizioso, quello di Stardust, start up registrata nel Delware (USA) con sede a Tel Aviv, ma che ha già raccolto 60milioni di dollari di investimenti.

Fermare il riscaldamento globale sfruttando la geoingegneria solare, ovvero con tecnologie che riflettono una parte della luce solare verso lo spazio, è un’idea che può sembrare piuttosto stravagante e pericolosa, ma che evidentemente ha convinto diverse holding mondiali.

Una per tutte Exor, della famiglia Agnelli, che figura tra gli investitori principali, ma anche diverse società statunitensi come Future Ventures, Nebular, Lauder Partner, britanniche come Attestor, Orion Global Advisors, Kindred Capital, la tedesca Earth.now e la francese Future Positive Capital.

Stardust è nata da Yanai Yedvab e Amyad Spector, entrambi fisici nucleari che hanno lavorato in passato per il governo israeliano, con l’obiettivo di sviluppare una tecnologia di modificazione della radiazione solare.

Un modo sicuro, responsabile e controllabile, affermano, di riflettere parte della luce solare per mitigare il riscaldamento globale.

Niente taglio di emissioni di anidride carbonica, bensì evitare che i raggi solari, banalmente, scaldino il pianeta Terra.

Con la somma raccolta fino a oggi, la start up passerà dalla fase di laboratorio e prototipo ai veri e propri test sul campo, partendo da esperimenti in cui le particelle riflettenti verranno testate in condizioni reali per osservarne gli effetti.

Stardust sostiene di avere sviluppato particelle in grado di riflettere la luce solare e raffreddare il pianeta nello stesso modo in cui già lo fanno i detriti delle eruzioni vulcaniche.

Con una sostanziale differenza però: niente accumulo di particelle negli esseri umani o negli ecosistemi, nessun rischio di piogge acide e nessun danneggiamento dello strato di ozono in atmosfera.

I primi test sul campo potrebbero partire già nella primavera del 2026 con il rilascio delle particelle riflettenti da un aereo in volo a 18 km di altezza sopra il livello del mare.

Cosa ne pensa la comunità scientifica?

I dubbi sono tanti, in verità: modificare la radiazione solare, interferire con l’atmosfera a questi livelli, apre a una serie infinita di conseguenze imprevedibili su piogge, correnti d’aria, e meteo in generale.

Insomma, è un attimo cadere dalla padella alla brace.

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