16 Gennaio 2023
Batte la fiacca in smartworker, deve restituire lo stipendio
Una lavoratrice, in Canada, lavorando da casa con il suo computer, se l’era presa evidentemente troppo comoda, frequentando i social e navigando in modo ludico o guardando serie tv su Netflix durante le ore di lavoro, ignorando soprattutto che il programma aziendale valutava l’utilizzo del tempo di ogni singolo collaboratore.
La donna, chiamata in tribunale, è stata condannata a risarcire 2500 dollari canadesi al datore di lavoro, a causa di un particolare logaritmo, o meglio un controverso software di tracciamento chiamato Time Camp, che era preinstallato sul suo portatile. Dall’analisi del software è risultato che per ben 50 ore il lavoro non procedeva, perché era molto più presa da altri task che la interessavano maggiormente, e che con le sue mansioni non avevano nulla a che fare.
Si calcola che ad oggi il 50% delle grandi aziende monitora i lavoratori smart rispetto al solo 10% pre pandemia.
In UK ad esempio è legale controllare i siti che il lavoratore visita durante gli orari di lavoro e, addirittura, che i contenuti delle email siano attinenti all’occupazione.
In pratica la tua azienda può controllare quanto tempo perdi su Facebook.