5 Gennaio 2022
Vi fareste acquamare?
Ne siamo probabilmente tutti venuti a conoscenza con la scomparsa dell’arcivescovo africano Desmond Tutu, simbolo della lotta all’Apartheid, nonché forte sostenitore della lotta per clima e ambiente, che ha lasciato disposizioni di trattare la propria salma con il metodo dell’acquamazione.
Rispetto alla cremazione, l’acquamazione sarebbe molto più sostenibile perché prevede la liquefazione del cadavere.
Considerata una delle tecniche di smaltimento più ecologiche grazie a un consumo di energia 5 volte inferiore alle tecniche tradizionali, l’acquamazione o idrolisi alcalina consiste nell’immergere il cadavere in una soluzione a base di acqua e idrossido di potassio per almeno 4 ore.
Nella reazione, tutti i tessuti del corpo vengono liquefatti, ad eccezione delle ossa che diventano più fragili e possono così venire frantumate e ridotte in polvere per essere consegnate ai parenti del defunto.
In Italia questa tecnica non è ancora consentita, ma permetterebbe una riduzione di emissione di gas serra del 35%.