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1 Ottobre 2019

I simpatici regalini dei mici

Se sei un umano che convive con un gatto che ha la possibilità di uscire in giardino, è molto probabile che ti sia ritrovato in casa, ai piedi del letto, peggio sul cuscino, dentro a una scarpa, sullo zerbino o addirittura sulla scrivania, un povero animaletto morto.

E l’umano si fa le domande più disparate: è un regalo (seppur macabro)? Il mio peloso è un serial killer assetato di sangue? E in ogni caso: perché?

Il gatto, sebbene sia stato addomesticato dall’uomo per la prima volta circa 10.000 anni fa, conserva radicati istinti di caccia che bene si esprimono ancora oggi nella sua struttura fisica: artigli retrattili progettati per cacciare e uccidere le prede, olfatto raffinatissimo, vibrisse che rilevano i più piccoli movimenti nell’aria e orecchie così sensibili che possono percepire variazioni di suoni a distanze impensabili.

Quindi, nonostante la presenza in casa di ciotole perennemente colme di crocchette, il gatto non nega la propria natura di predatore.

Ma perché insiste nel portare al proprio umano i suoi trofei?

La spiegazione più scientifica e meno romantica è quella che afferma che il gatto semplicemente mette in atto il meccanismo innato di preda-riporto, che significa essenzialmente che una volta uccisa la preda, la porta nel luogo più sicuro dove consumarla (anche se poi non se la mangia).

Insomma, il comportamento sarebbe legato a un istinto profondo, un rituale ben radicato nel DNA e che non ha nulla a che vedere con la fame o con eventuali gesti di riconoscenza.

Alcuni comportamentisti invece interpretano diversamente questo fenomeno: i gatti vedrebbero noi umani come cacciatori maldestri e inferiori, incapaci di provvedere a noi stessi.

Il dono di una creatura morta (o di un topolino di stoffa nel caso il gatto non esca mai di casa), è un modo per provvedere alla sopravvivenza di un umano che non saprebbe diversamente procacciarsi il cibo.

Altri invece sostengono più semplicemente che il gatto cerchi ogni volta di insegnarci a cacciare, un po’ come fa mamma gatta con i piccoli; le femmine sterilizzate avrebbero più probabilità di sviluppare questo tipo di comportamento, vedendo l’umano come un surrogato dei propri cuccioli.

Ma qualunque sia la reale spiegazione del fenomeno, tutti sono concordi nel consigliare di non punire mai il micio quando porta a casa un piccolo cadavere: il gatto ha bisogno di stimoli continui e di esercitare sempre le sue abilità predatorie.

Quindi armatevi di pazienza e accettate di buon grado tutti i “doni” che vi infilerà in casa.

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