Mochi, i dolci giapponesi che provocano morti ogni anno
3 Gennaio 2018
La saggezza popolare ci insegna che quando mangiamo siamo impegnati in un’ardua battaglia contro la morte. Ci vuole concentrazione e la minima distrazione può essere fatale.
Non si tratta di catastrofismo gratuito: in Giappone l’inizio del nuovo anno è costellato di insidie che partono proprio dalla tavola. Cibo troppo piccante? Porzioni talmente abbondanti da superare il peso medio dei piccoli orientali? Niente di tutto questo. Il pericolo letale per la popolazione del Sol Levante ha un nome ben preciso: mochi.
Questi dolcetti (eh sì, non lasciatevi ingannare dalla loro morbidezza) non sono altro che palline di riso tritato e pestato per ottenere una soffice pasta bianca. Il gusto è senza alcun dubbio delizioso, e i mochi servono per augurare un felice inizio d’anno. Possono essere preparati con varie tipologie di ripieno: fagioli rossi, gelato, creme e tutto ciò che la fantasia suggerisce.
Cosa c’è di così minaccioso, allora, in un dolce tipico? Il problema è la loro consistenza. È la morbidezza che li caratterizza a renderli difficili da masticare, e sono così gommosi che il rischio di soffocamento è dietro l’angolo. Il riso che i giapponesi utilizzano è quello glutinoso, con abbondante amido, pestato a mano in un mortaio e amalgamato con zucchero, latte, acqua e amido di mais.
La faccenda è seria. Pare che le vittime siamo state nove nel 2015, una nel 2016, due nel 2017. Anche quest’anno i mochi hanno portato altri due casi di morte, oltre a vari ricoveri di persone in condizioni gravi. I più colpiti sarebbero gli anziani over 65, che hanno difficoltà a sminuzzare la collosa pasta di riso.
Puntuale come i consigli per combattere l’afa in estate, ogni anno in Giappone arriva l’allerta delle autorità giapponesi:
«Se sono troppo grandi per voi, tagliate i mochi a fette prima di mangiarli».
Ma a quanto pare la voglia di ingurgitarli senza ritegno prevale su qualunque forma di prudenza.