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“Digger”, la critica esalta Tom Cruise: “Prova straordinaria”

Le prime reazioni al nuovo film con Tom Cruise e Riz Ahmed esaltano la prova d'attore ma non convince la regia caotica e ambiziosa

24 Settembre 2026

L’attesa è ufficialmente finita e le prime reazioni internazionali restituiscono il ritratto di un’opera destinata a far discutere a lungo. Diretto dal regista Alejandro González Iñárritu e in uscita nelle sale cinematografiche il prossimo 2 ottobre, il nuovo lungometraggio intitolato Digger riesce nell’impresa di spaccare a metà la critica cinematografica pur raccogliendo consensi unanimi per le interpretazioni del cast. 

 

Al centro della scena troviamo Tom Cruise, che abbandona temporaneamente i panni del divo action da blockbuster per vestire i panni di Digger Rockwell, un eccentrico e potente magnate del petrolio la cui spregiudicatezza innesca una catastrofica crisi globale. Una prova d’attore talmente potente da spingere la critica a definire la sua performance la migliore dai tempi della memorabile partecipazione al film Magnolia del 1999, lodandone la capacità di risultare ambiguo, sopra le righe e magnetico.

 

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Un cast stellare e il grande caos della regia di Iñárritu

Accanto al protagonista, il film sfoggia un ensemble di altissimo livello che ha raccolto grandi elogi da parte degli addetti ai lavori presenti alle prime proiezioni. Tra questi, Riz Ahmed è stato incoronato da molti come il vero valore aggiunto della pellicola, mentre le prove di John Goodman e Sophie Wilde impreziosiscono un racconto coraggioso e fuori dagli schemi. 

A non convincere pienamente tutti i critici è stata invece la gestione autoriale di Alejandro González Iñárritu, che ha confezionato una satira grottesca, straripante di idee, cambi di tono repentini e situazioni volutamente al limite dell’assurdo. Se firme autorevoli ne hanno esaltato l’audacia concettuale e la provocazione visiva, altri recensori hanno stroncato il ritmo altalenante e una certa pesantezza nel veicolare il messaggio politico.

 

Il trionfo visivo di Emmanuel Lubezki e il verdetto finale

Nonostante le profonde divisioni sulla tenuta narrativa e sulla componente comica del progetto, c’è un elemento tecnico che ha messo d’accordo l’intera platea di critici: la straordinaria confezione estetica. La fotografia curata dal tre volte premio Oscar Emmanuel Lubezki e il meticoloso production design sono stati definiti capolavori visivi assoluti capaci di dare corpo a un immaginario apocalittico e perturbante. 

Digger si conferma dunque un esperimento audace e polarizzante, un test di popolarità insolito per la sua star principale e un’opera che, nel bene o nel male, ridefinisce le regole del cinema contemporaneo costringendo lo spettatore a fare i conti con un’indagine spietata e visionaria sul presente.

 

 

(Credits: YouTube @warnerbrositalia)