5 Ottobre 2026
Licenziato per il calcetto in malattia, ma il Tribunale ordina il risarcimento
Un 50enne dipendente di un’azienda metalmeccanica di Bergamo è stato licenziato dopo che era stato sorpreso da un investigatore assoldato dall’azienda, mentre giocava a calcetto.
L’uomo, quadro dell’azienda dal 2022, era stato sospeso senza retribuzione per due giorni nel dicembre 2023, poi licenziato definitivamente nel 2024 per giusta causa.
Tra i motivi contestati c’erano le partite giocate e un’assenza ingiustificata dal lavoro per un pomeriggio.
Il 50enne ha impugnato il provvedimento, soprattutto alla luce della sua particolare condizione sanitaria: nel 2023 aveva ricevuto una diagnosi di sospetta sclerosi multipla, poi confermata, e di una sintomatologia ansiosa.
Portato il caso in Tribunale, il medico legale nominato come consulente tecnico d’ufficio ha escluso che giocare a calcetto fosse incompatibile con lo stato di malattia o che fosse comunque tale da ritardarne la guarigione, citando studi secondo i quali è dimostrato che lo sport possa portare beneficio in quanto valido strumento per migliorare la qualità della vita delle persone affette da sclerosi multipla.
La giudice Monica Bertoncini, alla luce di quanto valutato dal medico legale, ha quindi ritenuto che l’attività svolta nel periodo di malattia non presentasse connotati di antigiuridicità.
L’aver giocato a calcetto non giustificava in breve il licenziamento.
Ha pertanto disposto un risarcimento pari a 12 mensilità da 6mila euro lordi, pur non approvando il reintegro in azienda.