Ti è mai successo di sentire lo stomaco scoppiare dopo una cena abbondante e, un secondo dopo, ordinare un tiramisù senza battere ciglio? Sembra un controsenso, ma in realtà è un fenomeno che i giapponesi hanno battezzato con un nome bellissimo: Betsubara.
Cos’è il “secondo stomaco” giapponese
Un giapponese, infatti, risponderebbe probabilmente che ha un “secondo stomaco”. La parola Betsubara nasce proprio da qui: betsu (separato) e hara (stomaco).
Non è ovviamente un organo in più, ma una sorta di secondo stomaco che ci convince ad avere un piccolo spazio segreto riservato solo ai dolci.
L’Ambasciata del Giappone in Italia cita spesso questo concetto per spiegare quella sensazione universale per cui, anche se siamo sazi, sentiamo che per il dessert c’è sempre posto. È come se il nostro corpo decidesse di ignorare quanto abbiamo mangiato fino a quel momento non appena vede arrivare lo zucchero.
La spiegazione scientifica
Ma non è solo una credenza culturale, c’è una spiegazione scientifica che la Society for the Study of Ingestive Behavior chiama “sazietà sensoriale specifica”.
Funziona così: mentre mangiamo le portate principali, il nostro cervello si abitua a quei sapori (solitamente salati) e inizia a inviarci segnali di stop. Ma quando arriva uno stimolo completamente diverso e invitante, come appunto il dolce, il cervello subisce un reset.
In quel momento, ignora la pienezza e mette in pausa i segnali di sazietà per permetterci di goderci quell’ultimo goloso piacere.
