Per calarsi completamente nei ruoli più complessi, Adrien Brody non ha mai esitato a spingere al limite corpo e mente. L’attore statunitense ha svelato in un’intervista a Interview Magazine di essersi sottoposto a cinque mesi di totale solitudine in una camera d’albergo, lontano dai propri affetti. La scelta estrema è servita a preparare la sua prima interpretazione a Broadway nella pièce Fear of 13, dove interpreta Nick Yarris, rimasto ingiustamente per ventidue anni nel braccio della morte in Pennsylvania.
Le undici ore di prova quotidiane
Consapevole che il suo isolamento rappresenta solo una minima parte rispetto alla drammatica esperienza reale vissuta dal protagonista, l’attore ha spiegato come la rinuncia al comfort sia un elemento trascurabile per raggiungere l’eccellenza sul palco. Un impegno segnato da turni di prova estenuanti — undici ore al giorno per sei giorni alla settimana — che lo hanno spinto a mettere temporaneamente da parte vita privata e relazioni.
Da Il Pianista a The Brutalist: un metodo estremo
Questo approccio non è certo una novità per l’interprete, già vincitore di due Premi Oscar. Per vestire i panni di Władysław Szpilman ne Il Pianista nel 2002, Brody staccò il telefono, vendette l’automobile e lasciò la propria abitazione. Smise di ascoltare hip-hop e musica contemporanea, imparò a suonare Chopin e seguì una dieta restrittiva.
Concluse le riprese, tornare alla vita di prima non fu immediato. Il ritorno a New York dopo l’11 settembre 2001 rese quel passaggio ancora più complesso, dopo mesi immerso nelle immagini della guerra e dell’oppressione.
A distanza di anni, il suo metodo non è cambiato: quando un personaggio lo richiede, Brody è ancora disposto a lasciare molto della propria vita fuori dalla porta.
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