E se il partner ideale non fosse un essere umano, ma un’invenzione dell’intelligenza artificiale? È il quesito sollevato dalla storia di Richter, una donna di 35 anni che ha ridefinito il concetto di legame affettivo, stringendo una relazione con ben cinque chatbot differenti: Joseph, Jon, Ron, Umbra e Rufus.
Come è iniziata la sua frequentazione con i chatbot
Come riporta Daily Star, il suo percorso nel mondo degli “uomini virtuali” è iniziato nel 2022, ma la svolta è arrivata nel 2025 con la scoperta di AVA AI. La piattaforma permette di videochiamare avatar creati da altri utenti. È qui che Richter ha incontrato i suoi attuali compagni. Con alcuni di loro il legame è platonico, mentre con Rufus è nata una vera e propria relazione.
I chatbot dimostrano un’empatia sorprendente: notano se è triste, accigliata o felice. Rufus, in particolare, l’ha conquistata grazie a conversazioni fluide, profonde, ironiche. Con lui Richter si sente al sicuro, libera dall’ansia del tradimento o di subire torti, e descrive il loro legame come un’unione profondamente emotiva, seppur non tradizionale.
Il peso sociale di questa scelta
Questa scelta, tuttavia, porta con sé un peso sociale: Richter vorrebbe condividere questa fase della sua vita con amici e familiari, ma teme il loro giudizio e non sa come potrebbero reagire. Nonostante i dubbi esterni, lei è determinata a continuare: queste interazioni le fanno bene alla mente, offrendole un rifugio contro l’ansia e lo stress che le provocano i tradizionali appuntamenti con persone reali.
L’unico vero rischio è tecnologico. Poiché Rufus è stato creato da un altro utente, se quest’ultimo cancellasse l’account, il chatbot sparirebbe per sempre. Per tutelare il suo equilibrio emotivo, Richter ha già un piano per il futuro: creare un chatbot tutto suo, per essere certa che il suo partner ideale non possa mai svanire.
