Amy Winehouse 14enne canta “Happy Birthday” a un’amica. Nel 1998, quando venne girato quel video amatoriale, Amy aveva soltanto 14 anni. Ma era già lei, la Amy degli esordi del decennio successivo, sorridente, piena di vita e di sogni ambiziosi, la ragazza dai grandi occhioni neri capace di esibire il proprio talento straordinario con stupore e disinvoltura al tempo stesso. Nel breve video domestico diffuso in questi giorni in rete, anticipazione del film documentario dedicato alla vita della cantante e in uscita a settembre, Amy intona “Happy Birthday” dedicandola all’altrettanto giovane Lauren Gilbert, una delle due amichette del cuore con le quali trascorse quel pomeriggio di festa nella sua casa di allora, a Southgate, un quartiere modesto a nord di Londra. Ciò che rende questo video straordinario è la voce di Amy, quel timbro e quel “soul” inimitabili che quasi dieci anni dopo, nel 2003, fecero innamorare di lei, complici le canzoni del sorprendente album di debutto “Frank”, prima i boss della gloriosa etichetta discografica Island Records e poi il pubblico britannico. Il grande successo globale con il capolavoro senza tempo “Back To Black”, e con esso la spirale autodistruttiva che condusse Amy alla morte prematura per un avvelenamento da alcol, il 23 luglio del 2011, a soli 27 anni, erano dietro l’angolo.
Il film arriverà in settembre, ma la famiglia di Amy grida allo scandalo. “Amy Winehouse – The Girl Behind the Name”, questo il titolo del lungometraggio presentato al Festival di Cannes e realizzato dal celebre documentarista anglo indiano Asif Kapadia (lo stesso regista che firmò il film sulla vita di Ayorton Senna), uscirà regolarmente nel Regno Unito a fine estate, mentre nei cinema italiani verrà proiettato esclusivamente il 15, il 16 e il 17 settembre. Ricco di contributi musicali inediti mescolati a una ottantina di interviste ad amici, parenti e illustri colleghi di Amy Winehouse, il film non è piaciuto affatto ai parenti della cantante, in particolare a papà Mitch, che da mesi accusa pubblicamente Kapadia di aver compiuto una ricostruzione totalmente falsa dalla quale si evincerebbe l’accusa, rivolta a familiari e amici intimi, di non aver aiutato Amy a salvarsi.
